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Archeologia calabrese: Intervista all’ archeologo Manlio Lilli

Manlio Lilli è un archeologo impegnato nella tutela e valorizzazione del Patrimonio culturale italiano, non disgiunta dall’analisi del contesto urbano e territoriale nel quale le singole testimonianze sono inserite. Si è laureato in Topografia di Roma e dell’Italia antica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza” e ha conseguito un dottorato ed un post-dottorato in Archeologia (Topografia antica) presso l’Università degli Studi di Bologna “Alma Mater”. E’ stato professore a contratto in Topografia medievale presso la Facoltà di Ingegneria di Terni dell’Università degli Studi di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Giulianova, Pesaro, Grumento e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. E’ autore di numerosi studi e approfondimenti editi in collane e riviste di settore italiane e straniere, oltre che di alcune voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’archeologia a cura della Treccani. Nella sua attività scientifica si annoverano anche tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio (2001), Ariccia (2003) e Velletri (2008). Collabora con le testate online Formiche, Il Fatto quotidiano, Istituto di Politica e Linkiesta.

  • Quando si parla di Archeologia, inevitabilmente non si può non parlare della Calabria e del suo ruolo fondamentale nell’ antichità. Ha mai lavorato sui siti archeologici calabresi?

L ’ importanza della Calabria è grandissima, tra siti archeologici e musei la scelta è vasta. Ricordiamo velocemente alcuni siti, Il parco archeologico nazionale di Locri ,l’ area archeologica di Caulonia, il parco archeologico di Rosarno, quello di Laos, nella Sibaritide, più numerosissimi musei, tra i quali naturalmente quello di Reggio Calabria. Tutte le provincie calabresi hanno la fortuna di avere all’ interno dei propri territori, un numero significativo di parchi archeologici e musei e Antiquarium. Tutto ciò dovrebbe essere una garanzia di successo. Non ho avuto modo di lavorare direttamente sui siti calabresi, ma ho avuto modo di occuparmene in varie circostanze da archeologo e da giornalista.

  • L’ Italia tutta è una fonte inesauribile di reperti. Da migliaia di anni, ancora oggi si trovano “pezzi di storia”, che troppo spesso vengono trafugati e non resi a chi di dovere (in riferimento anche agli ultimi avvenimenti nel vibonese, dove sono stati per anni “trafficati” reperti per mano delle mafie). Inoltre, molti siti archeologici restano abbandonati a sé stessi, prendiamo ad esempio Pompei, Ercolano, Paestum (per citare i più famosi) e non solo, la Calabria ha tra i siti più importanti della Magna Graecia, due esempi, gli scavi di Sibari, dopo un’alluvione di qualche anno fa ancora restano “infangati”, il sito di Capo Colonna, a Crotone dove è stato da poco gettata una colata di cemento di fianco ai reperti. Siti di importanza fondamentale minacciati dall’ uomo e non protetti, cosa pensa a riguardo?

Purtroppo, come lei fa presente, la Calabria arriva agli onori della cronaca più per demeriti che per questioni positive, infatti una delle questioni per la quale ultimamente è arrivata sui giornali nazionali, purtroppo è quella del traffico di reperti archeologici che ha coinvolto il clan Mancuso, mi riferisco alla famosa operazione Purgatorio, indagine andata avanti numerosi anni e che ha dimostrato come l’ archeologia viene usata dai clan mafiosi per reperire finanziamenti, considerando che sul mercato antiquario c’è la possibilità di smerciare materiale archeologico a prezzi elevatissimi. Purtroppo questa non è stata la prima indagine, la Calabria è stata spogliata di beni, a gennaio infatti un’ altra operazione aveva portato alla luce un traffico di circa cinquemila reperti archeologici, un traffico illecito che in quella circostanza portava soprattutto in Svizzera, erano convolti non solo malavitosi, ma anche collezionisti insospettabili e istituzioni museali. Tra quei reperti c’ erano anche materiali provenienti dalla Calabria. Purtroppo la storia di traffici illeciti della Calabria sarebbe lunghissima, questa a dimostrazione di come almeno da questo punto di vista l’ archeologia rappresenta, non solo per la Calabria, una fonte privilegiata per numerosi ambiti di persone.

Nella seconda parte ha ricordato gli stati miserevoli dei siti archeologici di Ercolano, Pompei, Paestum, ma la Calabria non è da meno, c’è il sito di Sibari e quello di Capocolonna, a Crotone che recentemente e neppure tanto nel caso di Sibari, sono diventati purtroppo famosi loro malgrado. Il caso di Sibari è ancora più scandaloso perché è una cosa più vecchia nel tempo, nel 2013 c’è stata un’ inondazione e ad oggi ancora i lavori di pulitura del fango non sono terminati, il secondo caso, quello di Capocolonna, dove difronte al sagrato della chiesa è stata creata una soletta di cemento che ha praticamente sommerso i resti che erano stati individuati, quindi questa cosa ha scatenato le reazioni non soltanto locali, ma da più parti d’ Italia, quindi se non erro, l’ operazione di rimozione della soletta di cemento dovrebbe essere iniziata. Naturalmente molto spesso, quando si parla di beni culturali si parla della mancanza di risorse economiche come se questo fosse il maggior male, numerosi casi dimostrano come manchino risorse economiche ma anche che molto spesso queste risorse vengono spese in maniera errata. Il caso dei siti che ha ricordato e non soltanto questi, sono interessati  e oggetto di finanziamenti della Comunità Europea, il  famoso piano UE da 370milioni di euro che riverserà sui vari parchi archeologici che abbiamo citato e sui musei di Crotone e Reggio Calabria, il problema è che questi finanziamenti non assicurano di per sé il buon esito delle operazioni, bisognerebbe essere più vigili su queste operazioni e bisognerebbe anche che le persone responsabili siano coinvolte direttamente.

  • Il Museo Nazionale di Reggio Calabria, è ancora fermo. Restaurato soltanto in parte, reperti di rilevante importanza storica mortificati, una gestione alquanto approssimativa, da quello che si evince dai media, non è un vero disastro per una città a vocazione turistica come Reggio Calabria che merita il meglio?

Purtroppo il museo di Reggio Calabria è un esempio al negativo di come vengano gestite le  questioni relative soprattutto ai Beni Culturali in Italia. Il museo di Reggio  Calabria è stato al centro di numerose polemiche per la questione dei Bronzi, che vennero spostati a Palazzo Campanella per consentire il restauro e la ristrutturazione del museo, una volta che i Bronzi sono tornati a casa e con il museo parzialmente aperto, attraverso le segnalazioni del Corriere della Calabria e del Quotidiano, ma anche di singoli cittadini e associazioni, una questione non meno importante ha messo in evidenza che, a fronte dei cinque anni , il museo fu chiuso nel 2009 per la ristrutturazione, dopo tutto questo tempo, e dell’ ingente quantità di denaro speso, se non erro la cifra per i lavori di restauro ammonta a 33milioni di euro, nonostante questo sono state fotografate crepe all’ interno del museo e si è notato che i cartellini che indicano i reperti sono inadeguati ad un museo che è stato ristrutturato, perché come riportavano i Quotidiani ci sono cartellini fatti con la carta dei quaderni, e in ogni caso del tutto inadeguati ad una sistemazione che è costata tutti quei soldi. Aggiungo anche che il museo di Reggio Calabria non costituisce un esempio al negativo soltanto per questo, ma anche perché ai 33milioni di euro circa in realtà si è arrivati adesso, partendo da una cifra iniziale di 14milioni di euro, molto spesso in Italia nelle gare di appalto si punta al ribasso. Il museo di Reggio Calabria è un esempio negativo, dunque, non soltanto per il tempo passato ma anche per i risultati del tutto inadeguati ai quali si è giunti ora.

  • Purtroppo l’importanza della nostra storia, l’archeologia, punti sui quali la Calabria e l’intero meridione dovrebbe puntare, anche per accrescere l’economia sono sempre più sottovalutati. Spesso ci si chiede, come mai non ci si interessa alla cultura dei nostri luoghi, può illustrarci quanto sia importante per la nostra regione (come abbiamo già detto, anche l’Italia tutta), preservare gli innumerevoli patrimoni storici, artistici che possediamo?

Parlando della Calabria è naturale che si faccia sempre riferimento ai siti di cui abbiamo parlato in precedenza, ma la Calabria è anche piena di altri piccoli siti meno noti, e che costituiscono invece il tessuto connettivo della regione, perché spesso non rappresentano solo siti di rilevanza storica,archeologica o architettonica spesso a quei siti sono legate storie locali, storie che spaziano dall’ arte alla letteratura, ad esempio l’ abbazia di Corazzo, in provincia di Catanzaro, abbazia benedettina del XVIIII secolo costruita vicino Corace, nella quale visse per lungo tempo Gioacchino da Fiore, rappresentante della chiesa del quale vengono ricordate le sue interpretazioni delle sacre scritture, il Borgo antico di Brancaleone superiore, in provincia di Reggio Calabria, abbandonato e che all’ interno contiene un quadro più antico con ambienti rupestri e celle monastiche a questi due esempi se ne potrebbero aggiungere mille altri, ad esempio Simeri, il convento dei cappuccini, in provincia di Catanzaro, o Zungri nei pressi di Vibo Valentia dove c’è un insediamento del dodicesimo secolo, Cleto in provincia di Cosenza dove c’ è un castello medievale, i siti sono numerosissimi, la cosa significativa è che questi siti, la maggior parte sono in completo abbandono e non sono noti, non in ambito italiano, spesso anche in ambito regionale e sono tutti siti destinati alla morte totale anche se quasi tutti compaiono nella classifica dei luoghi del cuore del FAI fondo ambiente italiano ogni anno. Come ho già detto questi siti sono molto segnalati non solo per l’ archeologia o la storia ma perché riguardano anche arte e letteratura, quindi su questo bisognerebbe in qualche modo cercare di puntare, sulla rivalorizzazione di questi siti non facendone solo luoghi culturali, ma  dandogli una rilevanza più complessiva, naturalmente accrescendone la conoscenza, la conoscenza porta visitatori, se nessuno sa dell’ esistenza di questi luoghi è ovvio che nessuno mai li visiti.

  • Come è accolta l’archeologia oggi, qual’ è la partecipazione e l’interesse in particolare dei giovani? Quali sono i suoi progetti futuri?

Bisogna riconoscere che l’ archeologia e tutte le materie che affluiscono all’ umanistica rappresentano un campo molto poco marcato, l’ indice delle matricole iscritte al prossimo anno accademico, a livello nazionale, sono  in modo notevole diminuite rispetto agli anni passati, a meno che l’ iscrizione a una materia letteraria, non sia legata a qualcosa che abbia qualche sbocco già preordinato, purtroppo il fatto che non ci siano delle università che diano la possibilità di studiare materie archeologiche naturalmente è un elemento assolutamente deteriore, ma è pur vero che questa è la conseguenze delle politiche non solo a livello regionale, ma a livello nazionale che non fanno altro che allontanare le persone da queste materie. E’ pur vero che è legittimo fare una scelta di cuore, studiare qualcosa che piace, è anche vero che i giovani hanno la necessità di coniugare l’ amore verso i beni che rimangono ancora con una professione e bisogna riconoscere che l’ archeologia è sempre meno una professione e che tantissimi laureati in archeologia sono costretti o a indirizzarsi su altro o ad emigrare, per cui la situazione per come è a mia conoscenza, eppure il mio sguardo è uno sguardo privilegiato, io abito,lavoro e vivo a Roma, qui le possibilità, anche nelle zone limitrofe, dovrebbero essere maggiori rispetto a un ragazzo che abita a Crotone, però l’ imbuto si va sempre più restringendo e a dispetto  di quelli che sono i programmi nazionali le possibilità concrete dopo la laurea sono sempre più ridotte, purtroppo è triste ma è così. La scelta di studiare qualcosa che piace diventa col tempo così una zavorra, invece di essere spinti a fare una cosa che piace e che quindi permette anche ai ragazzi di farla meglio, abbiamo visto negli anni invece,  che diventa un lusso che uno non può permettersi.

Susanna Camoli
Nata a Cosenza, laureata in Filosofia e Scienze umane, ha eseguito il tirocinio formativo (giornalismo) presso Il Quotidiano della Calabria, in seguito ha lavorato per diverse testate regionali, cartacee e online, con qualche incarico a livello nazionale presso il Parlamento. Cofondatrice del blog di informazione SenzaFili.
http://www.senzafili.info

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