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Tim Burton compie 60 anni: cinque grandi film del geniale regista americano

Tim Burton compie 60 anni: cinque grandi film del regista americano

 di Bruno Manfredi

Geniale, anticonformista, malinconico, sensibile e innovativo. Questi sono forse i termini più appropriati per poter descrivere il regista di ‘Edward mani di forbice’, vera icona e punto di riferimento per l’estetica cinematografica degli ultimi decenni. Oggi Burton compie 60 anni e abbiamo selezionato per voi cinque tra i suoi migliori lavori

 

Immaginate di vivere in una piccola cittadina immersa nel cuore delle grandi produzioni hollywoodiane. Per quasi tutti potrebbe sembrare normale e scontato appassionarsi a quello stile culturale e sognare di lavorare in progetti importanti e lasciarsi cullare dal successo e dalla fama.

Beh, per Tim Burton non è stato così. Fin da piccolo ha evitato di intraprendere il sentiero più semplice e immediato, per cercare di evadere da un mondo che sentiva troppo posticcio per le proprie visioni e, soprattutto, non adatto alla realizzazione dei propri desideri. Il giovane Tim Burton, grazie al proprio talento, trovò subito lavoro presso la Disney, ma ciò non gli fece dimenticare il grande amore provato nei confronti del cinema horror, di Vincent Price, delle atmosfere cupe e di tutti quegli elementi che in futuro renderanno lo stile del regista de La sposa cadavere unico e inconfondibile.

Ecco cinque film tra i più rappresentativi del regista americano:

 

 

Beetlejuice (1988)

Il secondo lungometraggio di Burton è da subito un concentrato di esplosione artistica. Una giovane coppia perde inaspettatamente la vita e, nella loro rinomata forma da fantasmi, cercherà in tutti i modi di liberarsi della nuova famiglia che ha occupato la loro casa. A creare ulteriore scompiglio giungerà Beetlejuice, uno spirito dispettoso desideroso di portare caos nel mondo dei vivi.

Beetlejuice mostrò immediatamente al mondo l’enorme potenziale e la fantasia sfrenata di Burton (il primo film, Pee-wee’s Big Adventure, era la trasposizione cinematografica di una nota serie tv), che oltre a dar vita a una storia unica e particolare nel suo genere, lasciò intravedere la straordinaria capacità del regista di saper trarre il meglio dai propri attori. La performance di Michael Keaton, infatti, nei panni di Beetlejuice, è tuttora una delle più riconoscibili della filmografia di Burton.

 

 

 

Batman (1989)

Oggi i film di genere supereroistico sono ampiamente sdoganati e sono diventati il punto di riferimento per il grande cinema d’intrattenimento. Ma nel 1989 la situazione per i film tratti dagli albi a fumetto non era così rosea. Almeno fino a quando Tim Burton non fece vedere al mondo la sua trasposizione di Batman.

Ancora una volta Michael Keaton, nonostante i dubbi del pubblico, viene scelto come protagonista per il delicato ruolo di Bruce Wayne/Batman. Le polemiche vengono annullate immediatamente: l’interpretazione di Keaton è perfetta, accompagnato anche da un Joker (interpretato da Jack Nicholson) diventato negli anni uno dei personaggi cinematografici più importanti dell’intero settore.

 

 

 

Edward mani di forbice (1990)

Forse ci troviamo di fronte all’opera per antonomasia di Tim Burton. Il fantasy si mescola con quella realtà che Burton ha più volte sottolineato come estranea al suo modo di concepire l’arte. Senza dimenticare l’inizio della collaborazione storica con l’attore Johnny Depp.

Edward è una creatura che vive isolato in un castello, con un paio di forbici al posto delle mani. La sua esistenza cambia quando ‘scenderà’ a vivere tra i normali essere umani, in un mondo che non mancherà di fargli conoscere il disprezzo ma allo stesso tempo anche l’amore.

Chi si può dimenticare dello stile ‘The Cure’ di Johnny Depp e della folta chioma bionda di Winona Ryder (alla sua seconda collaborazione con il regista)? Probabilmente la coppia dark più invidiata dei primi anni novanta. Alla loro speciale alchimia fa da sfondo l’intero comparto estetico di Burton che riesce a infondere magia anche in una semplice e grigia via della periferia californiana

 

 

Ed Wood (1994)

Tim Burton si trova all’apice della propria carriera. L’anno prima aveva visto dare i natali a un’altra sua opera (non come regista, ma come produttore e scrittore) entrato nell’olimpo dei film d’animazione in stop motion, Nightmare before chrstimas.

Nel 1994 torna invece alla regia per raccontare la vita del regista ritenuto il ‘peggiore’ della storia di Hollywood: Edward D. Wood Junior. Film girato in bianco e nero, con un Johnny Depp capace di regalare una delle sue interpretazioni migliori. Un film biografico che sfocia nella commedia e in molti altri generi, ma che alla fine tiene tutto legato grazie a un invisibile filo di malinconia che caratterizza l’intera pellicola. Emoziona Martin Landau nel ruolo di Bela Lugosi, Johnny Depp in quello di Edward Wood e tutto il resto del cast, capace di regalare una sensazione di forte empatia nei confronti dello spettatore.

Alcuni lo ritengono il miglior film di Burton, e sinceramente risulta difficile dargli torto.

 

 

 

Il mistero di Sleepy Hollow (1999)

Concludiamo con uno dei film si, apprezzato da critica e pubblico, ma non così iconografico come lo sono stati Beetlejuice o Edward mani di forbice.

Con Sleepy Hollow, Tim Burton prende in mano il racconto del celebre cavaliere senza testa, contaminandolo con tutta la propria arte visionaria. Siamo nel 1799 e l’agente di polizia Ichabod Crane (Johnny Depp) viene inviato nel villaggio di Sleepy Hollow per indagare su alcune morti avvenute in modo del tutto particolare: le vittime erano tutte senza testa. La permanenza a Sleepy Hallow servirà a Crane per affrontare molte delle sue paure e soprattutto per venire a capo di un enigma ben più controverso di quello che le agghiaccianti morti lascino intendere.

L’ambientazione, l’atmosfera e la scenografia giocano un ruolo fondamentale in questo film. Lo stile di Burton si sposa perfettamente con i lineamenti vintage e gotici che il film dimostra di avere. Una gemma di estetica nella filmografia del regista americano, meritevole forse di un successo pari a quello delle sue opere più conosciute

 

 

 

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