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Vaccini e antivaccinisti: Una diatriba che si perpetua nei secoli

Vaccini e antivaccinisti: Una diatriba che si perpetua nei secoli

di Marina Camoli (Biologa)

Negli ultimi anni è sempre più accesa la polemica che vede i cosiddetti “antivaccinisti” opporsi alle norme sanitarie previste per la somministrazione di alcuni vaccini obbligatori durante l’età infantile. Nonostante sia aumentata recentemente la diffidenza verso tale pratica medica, è curioso sapere come il movimento oppositore vede la sua nascita già nel 1796, quando fu somministrato il primo vaccino ad un bambino di 8 anni da parte del medico e ricercatore inglese Edward Jenner. Il vaccino in questione consisteva nella somministrazione di materiale purulento prelevato da una donna malata di vaiolo. Studi successivi decretarono il bambino in questione immune alla malattia e privo di altri effetti collaterali.

Nonostante il grande risultato, già all’epoca, gran parte della popolazione non accolse bene l’innovativa pratica, condizionati soprattutto dalla religione che vedeva in essa una pratica contraria al volere divino e come tale non considerata dalla comunità scientifica.

Il progresso scientifico a cui il mondo si è affacciato qualche tempo dopo ha permesso l’introduzione del vaccino come pratica effettiva da parte della comunità scientifica, ma non ha fermato l’opposizione popolare che nel corso degli anni ha visto parecchie manifestazioni volte ad abolire la vaccinazione.

Con l’età moderna si è affievolita la diffidenza verso i vaccini, soprattutto nel momento in cui a livello generale nel mondo, si è effettivamente notato il calo delle epidemie e la scomparsa totale di alcune malattie nei paesi più industrializzati. In particolare l’accoglienza positiva dei vaccini si è evoluta dagli anni ’40 agli anni ’80, nonostante negli anni ’70 principalmente non siano mancate le polemiche e le opposizioni della popolazione, che tuttavia non hanno fermato l’evolversi di questa pratica.

Il problema della vaccinazione torna a farsi sentire con più foga negli ultimi anni, in cui sempre meno genitori sottopongono i loro figli a vaccinazione. Le teorie per cui si diffida del vaccino sono le più disparate: alcune vedono il vaccino come una pratica inutile data la poca visibilità di alcune patologie per cui lo stesso viene somministrato, affibbiando la sua somministrazione allo scopo puramente economico delle cause farmaceutiche, altre si spingono ancora più oltre ipotizzando complotti generati dagli Stati e dalle istituzioni dalle finalità più disparate.

Prima di continuare è il caso di spiegare brevemente cosa sia nell’effettivo un vaccino.

Il vaccino è un prodotto costituito da una piccola quantità di microrganismi (batteri o virus) uccisi o attenuati, volti a creare una risposta immunitaria naturale nell’organismo. Questa attivazione immunitaria risulta essere importante al fine di creare una certa resistenza dell’organismo verso l’agente patogeno e una memoria immunitaria volta a riconoscerlo qualora si entrasse in contatto con esso dopo diverso tempo. Tutti i vaccini contengono gli antigeni presenti nei comuni batteri o virus, in grado di stimolare la risposta dell’organismo.

La teoria che ha preso più piede negli ultimi anni è sicuramente quella in cui si presume associazione fra il vaccino MPR (morbillo, parotite, rosolia) e l’insorgenza di autismo, teoria suggerita dall’ex medico Wakefield, successivamente radiato dall’Ordine dei Medici e decretato privo di fondamenti nelle sue teorie a causa degli errori gravi compiuti nel fare la sua ricerca. A sostegno di tale teoria vi è, per esempio, il fatto che l’autismo spesso mostri i suoi primi segni nell’età compresa fra i 12 e i 18 mesi, periodo in cui viene somministrato anche il vaccino. Tuttavia le ulteriori analisi fatte a riguardo con metodi scientificamente considerati validi, non dimostrano alcuna relazione fra il vaccino e l’autismo.

Un’altra teoria che ha fatto molto discutere è stata quella del mercurio contenuto in un composto organico che avrebbe potuto creare danni neurologici ai bambini. Gli studi scientifici fatti sullo stesso non hanno dimostrato alcun effetto collaterale del genere, e tuttavia L’OMS ha precauzionalmente eliminato tale composto dalla preparazione dei vaccini.

Ad oggi nessuna delle teorie portate avanti dagli antivaccinisti può essere considerata valida dalla comunità scientifica, fondate spesso su credenze tramandate da errori di ricerca o da semplici convinzioni che sempre di più attecchiscono nelle menti umane. La stessa teoria per cui alcune malattie di rado si vedano nella popolazione è la dimostrazione non che il vaccino per queste non sia utile, ma che sia stato proprio il vaccino ad allontanarle dalla comunità.

La non vaccinazione è un rischio per i propri figli e per i bambini che con loro stanno a contatto e il perpetrarsi di questa diffidenza e della mancata pratica porta sempre di più alla perdita dell’ “immunità di gregge” che consiste nel dare una copertura ampia alla popolazione con i vaccini tale da mettere in sicurezza anche i non vaccinati, conseguenza che si andrebbe a perdere e che porterebbe il ritorno di quelle malattie debellate dal vaccino e dall’ evoluzione nonchè l’insorgenza di patologie nuove e attribuibili ad altri territori d’origine.

Il vaccino dunque è importante per non riportare tra le comunità malattie temibili, che per anni si sono combattute e alle quali si è trovato un rimedio, con la scienza e con i vaccini.

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