In Evidenza Tradizioni e Curiosità

Verso la Pasqua in Calabria: Breve viaggio nelle tradizioni e nel folklore

La Pasqua in Calabria è una festa molto sentita. Nella settimana Santa infatti, è possibile assistere in ogni zona della nostra regione a diverse manifestazioni dove religiosità, “magia” e folklore si mischiano, rendendo partecipe la popolazione e i diversi turisti delle antichissime tradizioni legate a questa festività.

Il periodo che precede e accompagna la Pasqua è molto simbolico, ci si accinge alla primavera e la terra si prepara a “fiorire”, i fiori sbocciano, le giornate si allungano donando luce, l’ aria si fa pian piano più mite. Siamo vicini all’ Equinozio di primavera, e nella Chiesa Cristiana i calcoli per il giorno di Pasqua coincidono con questo passaggio (la prima domenica dopo la prima luna piena contemporanea o successiva all’equinozio di marzo), Infatti l stessa, usa l’ equinozio, che coincide per convenzione sempre il 21 marzo, mentre quello astronomico oscilla dal 19 al 21, il giorno di Pasqua può capitare al più presto il 22 marzo,mai oltre il 25 aprile.

La Calabria per la sua varietà di manifestazioni può essere una meta ideale per le vacanze pasquali: Nella settimana Santa infatti, processioni, veglie di preghiera e feste popolari costituiscono da sempre attrazione per i turisti. 

Il Giovedì Santo iniziano i preparativi per la Resurrezione di Cristo con i Sepolcri, in quasi tutte le zone calabresi le parrocchie dopo la rappresentazione dell’Ultima Cena con la celebre la lavanda dei piedi e la benedizione dei pani, restano aperte anche tutta la notte per accogliere  i fedeli per l’adorazione dei cosiddetti “Sepolcri”, semi di grano messi a germogliare al buio in un piccolo vassoio, poi addobbati con fiori e carta crespa di vari colori ed esposti presso gli altari (Questo rito ha origini pagane e ricorda simbolicamente “i giardini di Adone” che in epoca greca venivano offerti ai defunti, in onore di Adone,  per ricordare la sua morte e la sua resurrezione).

Il venerdì invece, si assiste alle processioni del Venerdì Santo. Molte delle tradizioni pasquali calabresi sono basate sulle statue che vengono portate in processione: di solito viene portata in spalla la statua della Madonna in lutto, vestita  di nero, ma in alcuni posti, come ad esempio Briatico e Tropea (VV), si porta in processione la “Vara”,  che rappresenta la bara del Cristo Morto ed è preceduta da una persona in tunica che porta una pesante croce di legno sulle spalle. 

Molto suggestive sono le riproduzioni della Passione a opera dei fedeli dove si percorrono le vie dei paesini,  è possibile assistere alla recitazione di alcuni passi salienti del Vangelo. Anche nelle città come Cosenza la processione prevede le classiche 14 tappe della Passione.

Sicuramente tra i riti più curiosi e significativi  non possiamo non nominare la processione della Madonna Addolorata.  Si tiene la notte del Venerdì Santo nella città di Vibo Valentia. I fedeli trasportano sulle spalle una statua che raffigura la madrè di Cristo inscenando  un’incessante ricerca del Figlio. L’incontro avverrà  durante una seconda processione, celebrata nella Domenica di Pasqua, quando viene rappresentata la riunione tra Cristo risorto e la Madonna nella famosa “Affruntata“.

Questi sono solo alcune delle tradizioni, perchè in questo periodo ogni zona è impregnata di rituali, talvolta anche “esasperati” come la Processione dei Vattienti di Nocera Terinese in provincia di Catanzaro, che ripropone la passione di Cristo, certamente uno dei riti più conosciuti, suggestivo e “drammatico”. Durante la processione  viene trasportata per le vie del paese la Madonna dell’Addolorata, a seguito della statua marciano i cosiddetti Vattienti, si percuotono con violenza le cosce fino a sanguinare abbondantemente, cospargendo le strade e gli spazi antistanti le porte delle case con il loro sangue. Per far aumentare il sanguinamento si flagellano con uno strumento chiamato “cardo”, costruito con sughero e pezzi di vetro tagliente.  I 13 cardi sono allacciati con una cordicella (Ecce-homo) alla vita con un panno rosso che scende fino all’altezza delle caviglie. Sicuramente una tradizione folkloristica molto estrema non alla portata di tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *