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Conversazione con Pierfranco Bruni: La Leggenda nera- L’inquisizione tra storia e cinema

Per SenzaFili ecco una breve intervista a Pierfranco Bruni: La Leggenda nera-  L’inquisizione tra storia e cinema

di Susanna Camoli

 

Ho avuto il piacere di porre qualche domanda a Pierfranco Bruni (di cui la biografia segue) in merito all’ opera: LA LEGGENDA NERAL’Inquisizione tra storia e cinema, edita da Ferrari. Un testo che offre diversi spunti di riflessione e che bisogna leggere e rileggere per coglierne i significati più nascosti. Focalizzato su un tema di cui si parla molto ma che spesso divide il pensiero, il testo si presenta non come una semplice esposizione dei fatti o ricostruzione, Bruni va dritto alla questione, aggiungendo un tassello alla comprensione delle tematiche affrontate, ma addolcendola con un linguaggio filosofico, che seppur può sembrare a primo impatto ad occhio non abituato “difficile”, rende la sua opera un mezzo con il quale riflettere ed ampliare le prospettive su tematiche come: inquisizione, eresia, chiesa, teologia, ideologia, ma anche cinema, e naturalmente filosofia, che è il tronco dal quale nascono tutti i rami e le foglie.

 

 Biografia

Pierfranco Bruni scrittore intellettuale, poeta e italianista. Dirigente del Mibact e ambasciatore arbëresh nel mondo, viaggia molto, approdando a Vienna come in Turchia, dove tiene regolarmente conferenze e lectio, presso università e istituzioni culturali. Candidato al Nobel per la letteratura, ha ricevuto tre volte il Premio Cultura della Presidenza del Consiglio dei ministri. La passione per la scrittura ha ispirato fin dall’inizio la sua attività di acuto saggista e di narratore. Sotto il punto di vista della ricerca, come studioso, a occupare un ruolo centrale è il suo tentativo di tracciare percorsi interdisciplinari tra letteratura filosofica, storia delle idee e antropologia. Ha curato rubriche culturali per la Rai, collabora con giornali, riviste e blog. Ha pubblicato, inoltre, molti libri come autore. Per Ferrari Editore ha ideato e dirige la collana di letteratura filosofica Parole pensanti.

 

 

Intervista

Nel saggio l’ osservazione centrale è come il cinema abbia coltivato nell’ immaginario collettivo una visione poco storica dell’ Inquisizione o della “caccia alle streghe”, preferendo dare allo spettatore un’ immagine dei fatti mitizzata, come lei dice “spettacolarizzata” che si discosta appunto, spesso, dai fatti. Ma il compito del cinema, non documentaristico, non è proprio quello di intrattenere, dunque di raccontare storie adattandole alle esigenze sia dei tempi, che dello spettatore o artistiche di chi quella storia la racconta ?

 

Soprattutto il cinema che cerca nella storia una verifica dei fatti senza una documentazione precisa corre il rischio di intrecciare la finzione la leggenda con elementi di ordine anche ideologico. La spettacolarizzazione non è tanto negli effetti. Bensì in ciò che si racconta. Non avendo ancora prove, certo è naturale che prende il sopravvento la ricostruzione. La storia dell’ inquisizione è molto controversa. Non ha mai smesso di esistere. Per il fatto che i processi sono dettati dalle ideologie. Ho cercato di ricostruire con il materiale filmico preso in esame alcuni spaccati. Ma dietro insiste sempre una filosofia inquisitoria. La Chiesa è inquisizione. Per il solo fatto che risponde non a un processo culturale ma ad una teologia. La teologia non ammette confronti. La caccia alle streghe è una motivazione che non resiste.  Perché tutta la storia della Chiesa è contornata da figure come Giordano Bruno. Mi sono servito dello spettacolo anche per un intreccio di ironia. Tuttora è inquisitoria.

 

Al lettore comune potrebbe risultare difficile una prima lettura del suo testo, nel quale troviamo una serie di esempi specifici per quanto riguarda alcuni celebri condannati, come Galileo, Giordano Bruno, Tommaso Campanella che indubbiamente sono personaggi rappresentativi di un’ epoca e formatori di una cultura della disobbedienza che certamente ha donato all’ umanità una chiave di lettura diversa e aggiungerei, più giusta, del mondo e di alcune “verità”. Oltre a quanto si legge nel testo, anche in riferimento ad uno dei più celebri romanzi sul tema, quello di Eco: Il nome della rosa. Per lei cosa hanno rappresentato questi “eretici”, chi è l’ eretico?

 

Il film tratto da Eco legge la storia dell’ inquisizione con una visione rigorosamente ideologica. Molto spettacolo poca filosofia. L’Inquisizione passa attraverso la trama della filosofia platonica. La discussione su tale argomento è già un cappio al collo. L’eresia non è anticristiana. Anzi il contrario. L’eresia è non farsi coinvolgere dalla teologia di Nicea. Costantino è stato la tragedia di Cristo. Non solo il mondo ebraico che condanna alla Croce Cristo. L’inquisitore nasce nel frastuono tra il mondo latino ed ebraico. Si pensi a Zenone che io cito abbondantemente. La stregoneria è stata sempre una concausa. Non la causa principale. Le religioni popolari sono distanti dalle eresie perché sono già nel nascere eresia. Senza eretici non si è in Cristo. Oggi sono la vera luce oltre le tenebre.

 

Dove la fantasia dell’ artista prevale sulla realtà dei fatti storici?

 

La fantasia prevale quasi sempre. Il regista o lo scrittore non hanno bisogno della storia. Ma della percezione. Un film non è mai verità. Perché dovrebbe essere considerato tale. È frutto di intrecci in cui l’immaginario prende giustamente il sopravvento. La storia è fatta di documenti.

 

Se oggi dovesse individuare la figura dell’ eretico, dove la riscontrerebbe?

 

Nel viandante che non subisce compromessi da alcuno. Non certo nell’intellettuale. Nel pensiero che si isola e diventa solitudine senza accettare nessun confronto. L’eretico è solo. La verità è sola.

 

La sua opera è molto vasta e affronta temi molto diversi e anche stili, c’è qualche tematica, autore a cui è più legato?

 

Il mio percorso è strettamente legato al mondo sciamanico. Non può esserci letteratura senza la forza della filosofia e senza la capacità di dare un senso all’ antropologia. Attenzione: le antropologie non sono le tradizioni popolari i costumi… Sono la Memoria che si trasforma in metafisica. Senza una metafisica dell’anima la letteratura è cronaca.

 

Come è nata l’ esigenza di donarsi alla letteratura e quali altri progetti ha in laboratorio?

 

Non mi sono donato. Sono stato chiamato. Non smetto di lavoro quotidianamente. Non penso a priori ad un progetto. È l’idea che crea in me una progettualitá. Vorrei poter pubblicare il mio ultimo romanzo , non per vanità ma per restare solo e in silenzio.

La Leggenda nera la vivo come un tassello importante  della mia eresia verso la teologia.

 

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