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“Nodo Calabria” analisi del direttore Eurispes Bevacqua in seguito alle elezioni regionali

Analisi del direttore Eurispes Regione Calabria Roberto Bevacqua

Nodo Calabria

Il territorio calabrese è in un momento cruciale che, dopo questa nuova tornata elettorale regionale, pone questioni mai risolte dall’establishment locale. Il grande astensionismo continua a risaltare nel dato elettorale e richiede un’analisi seria ai partiti, ancora troppo distanti dai territori che esigono la realizzazione dei programmi e efficienza amministrativa. La regione, vista con la lente degli analisti, risulta avere indubitabili punti di opportunità e di eccellenze che puntualmente non si mettono a sistema, e rischiano, unitamente ai fattori critici, di relegarla ancora a un ruolo marginale e subalterno dell’economia e dello sviluppo non solo e non più nazionale ma dell’intera area del Mezzogiorno.

I dati socio – economici regionali dell’ultimo anno sono stati caratterizzati da un ristagno dell’economia e un arretramento della qualità dei servizi e da dati strutturali che descrivono una regione che non riesce a mettersi in moto come invece altre regioni vicine stanno facendo. Pesa il deficit relazionale storico della governance dell’istituzione regionale sia nella macro area del mezzogiorno che a livello nazionale, con una scarsa capacità di incidere nelle dinamiche strategiche, economiche e strutturali di interesse generale.

 A deprimere il brand regionale incide anche il basso livello reputazionale dell’Ente nel bacino del mediterraneo, con grave danno per il sistema di imprese calabresi votate all’esportazione ma anche per la mancanza di supporto ai centri di ricerca e di alta formazione.

L’esodo costante di laureati e ricercatori, poi, espone il territorio calabrese alla perdita di capitale intellettuale che si traduce in un costo sociale e economico che mina le prospettive di crescita future della regione, soprattutto per ciò che riguarda il ricambio della classe politica e dirigenziale, oltre che il valido supporto al sistema imprenditoriale e della ricerca.

Una seria riflessione andrà posta, all’interno del prossimo tavolo programmatico regionale, anche sul sistema scolastico regionale caratterizzato da allarmanti ritardi formativi degli studenti calabresi rispetto alla formazione degli studenti del resto del paese, e sulla bassa dotazione di servizi e di strutture funzionali al sistema scolastico e formativo di una regione che riceve meno di quanto dovrebbe avere ma che spende male le proprie risorse.

La questione dei servizi è oramai dirimente nella regione Calabria, visto il rischio di raggiungere livelli emergenziali di non ritorno. La sanità,  dopo una gestione disinvolta e clientelare che per decenni ha sperperato e dilapidato fondi senza mai preoccuparsi di una seria ristrutturazione, si ritrova oggi con una gestione commissariale che ha tagliato spese e ridotto costi agendo esclusivamente sul taglio dei posti letto, sulla chiusura di strutture minori, sull’innalzamento dei ticket e il blocco del turn over, scaricando i disservizi sugli ospedali maggiori e costringendo gli utenti a ricoveri e interventi fuori regione che costano al sistema sanitario calabrese circa 320 milioni di euro all’anno.

Ma la regione è al collasso anche per la mobilità, per il ciclo dei rifiuti e i pre – dissesti di gran parte degli enti locali.

 Carenze mai risolte nella dotazione strategica infrastrutturale fanno da sfondo alla mancanza di una vera strategia sugli asset strutturali regionali e sulla programmazione e pianificazione territoriale di medio lungo periodo.

L’assurdo di un territorio proteso nel cuore del mediterraneo ma, strutturalmente e idealmente oltre che finanziariamente, economicamente  e strategicamente marginalizzato dal contesto euro mediterraneo, si palesa con investimenti che non sono riusciti a trovare negli anni soluzione né nell’agenda regionale, né su quella della macro area meridionale e tantomeno nelle strategie di intervento nazionale – strada 106,  retro porto e sistema intermodale del nodo logistico di Gioia Tauro, alta velocita e alta capacita del sistema di trasporto su rotaia, digitalizzazione e trasferimento tecnologico di rete –.

 Livelli elevati di clientelismo e scarsa digitalizzazione richiedono urgenti immissioni di figure con competenze tecniche elevate nella P.A., più formazione e digitalizzazione, ma anche valorizzazione di queste competenze con una sburocratizzazione di tutto il processo delle scelte.

I fondi strutturali, poco e male utilizzati, con difficolta e ritardi burocratici che spesso disincentivano i richiedenti durante il loro iter, devono trovare impiego su percentuali vicino al 100% e a partire da oculate scelte strategiche sui settori traino della regione, ma anche finalizzati con una spesa qualitativa che rendiconti la produttività degli stessi dal punto di vista dell’incremento occupazionale, reputazionale e reddituale.

Disparità strutturali storiche non risolte dalle politiche di intervento di riequilibrio territoriale operate dallo Stato, soprattutto per ciò che riguarda le infrastrutture strategiche materiali e immateriali, l’istruzione, le erogazioni minime garantite dei servizi e la formazione, necessitano di un serio intervento non più procrastinabile dal governo centrale per invertire il processo di marginalizzazione del mezzogiorno e della Calabria in particolare.

Si pone, quindi, la questione dirimente di un serio riequilibrio competitivo dei territori meridionali e della loro inter connettività funzionale al sistema paese.

Garantire alle diverse  aree del Paese pari opportunità e investimenti in nodi e reti strutturali ad alta efficienza, tagliando la forbice che vede una spesa dello Stato per il Sud ridotta di decine di miliardi all’anno, rispetto a quanto competerebbe ai territori, e fornire i livelli minimi dei servizi per la popolazione e attrattivi e necessari per le imprese, è, non solo moralmente corretto ma anche economicamente necessario, perché oggi, più che mai,  ci si misura  su scala planetaria come sistema Paese nel suo complesso.

La nuova amministrazione regionale dovrà puntare, dunque, da una parte sulla contrattazione della spesa in servizi e investimenti derivante dallo Stato, dall’altra su una seria analisi dei motivi dello scarso utilizzo dei fondi strutturali europei, snellendo procedure e canalizzando i fondi sui settori che più caratterizzano le potenzialità del territorio. Migliorare l’immagine del brand regionale recuperando margini di produttività ed efficienza, poi, significa porre le condizioni per migliorare il grado di attrattività dei territori, per far emergere le peculiarità e le risorse che ad oggi rimangono per lo più frenate. Una seria programmazione di medio periodo impone tavoli di pianificazione con le energie migliori della regione e una condivisione di obbiettivi tra gli attori propulsivi dello sviluppo – enti di ricerca, università, ordini professionali, camere di commercio-  cosi come è necessario, mai come oggi, creare una cabina di regia che leghi programmaticamente i settori del turismo, dell’ambiente e dei beni culturali. Infine, il nodo del porto di Gioia tauro e del sistema dei trasporti intermodale regionale va posto come priorità di interesse nazionale, visti i nuovi corridoi della logistica internazionale che segneranno sempre più l’economia europea e le dinamiche di sviluppo del sistema paese.

In conclusione, il voto espresso dal 44% dei calabresi che si sono recati alle urne da grandi responsabilità ai partiti che governeranno la regione: il primo è che la estrema volatilità del voto rende ancora più vulnerabile l’alternanza e la governabilità, il secondo è che l’astensionismo verso il voto regionale pone un solco tra gli interessi delle istituzioni e i problemi dei cittadini che dovrà essere colmato con un’azione efficace della macchina amministrativa. Infine, ma solo per sintesi, che il disagio sociale di una regione che conta grandi criticità e indicatori economici emergenziali che la stanno ponendo al di fuori dell’Europa, andrà governato cercando soluzioni innovative e investendo sulla qualità e la meritocrazia di chi è deputato a operare scelte e fornire risposte al territorio.

 

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