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Intervista al prof Simonetti, sospeso per aver espresso un’opinione. Dove finisce la libertà di pensiero e inizia la censura?

Intervista al prof Simonetti, sospeso per aver espresso un’opinione. Dove finisce la libertà di pensiero e inizia la censura?

 

Intervista al professor  Matteo Simonetti, attualmente docente di Storia e Filosofia presso l’ istituto scolastico Leonardo Da Vinci di Civitanova (Marche), di seguito alla sua sospensione dall’ attività e al dimezzamento dello stipendio, quando durante un’ incontro con le classi quinte organizzato dall’ Anpi nell’ Auditorium del liceo, con la presentazione di un libro di Andrea Martini che affrontava i fatti accaduti nel dopo Mussolini, espresse il suo disappunto per l’ evidente mancanza di un “contraddittorio”.  Ecco l’ intervista rilasciata a SenzaFili.

 

     di Susanna Camoli e Cesare Costanzo

 

 

Intervista

 

 

  • La sua vicenda non ha potuto lasciarci indifferenti. Siamo appena entrati nel 2020 e a quanto pare c’è un nuovo e bizzarro modo di pensare, se di pensiero si può ancora parlare, il mondo o modificarlo a proprio piacimento. Ci vuole raccontare brevemente quanto accaduto?

 

  Semplicemente, in linea con la funzione docente e con la coerenza intellettuale che cerco da sempre di mantenere, ho richiesto all’interno della scuola dove insegno, un confronto dialettico, in data da destinarsi, tra l’ Anpi e chi del periodo 43-46 ha un’idea diversa dalla sua. Questo è avvenuto dopo un monologo di 3 ore da parte dell’ Anpi, nel quale si è arrivati a chiedere ai ragazzi la discesa in piazza per impedire che una parte politica diffonda le proprie idee, fino a negare che in Italia valga il diritto di opinione. Sono stato quindi interrotto da esponenti dell’ Anpi, insultato, diffamato, con urla e modi minacciosi, mentre qualcuno urlava esplicitamente di censurarmi ed impedirmi di parlare. Mi è stato strappato di mano il microfono e sono stati insultati gli studenti. Uno schifo che è testimoniato in una lettera firmata dagli studenti presenti e soprattutto da un video che l’ Anpi stessa ha prodotto e che è su YouTube. Dopodiché l’Anpi mi ha segnalato all’ufficio regionale con due accuse che il loro stesso video ridicolizza, mostrandole del tutto allucinatorie. Forse immaginando di non poter averla vinta è poi ricorso al dossieraggio, segnalando due miei post su facebook. Uno solo di questi è stato l’appiglio per la mia sanzione, un post del 2016, che nulla ha a che fare con la vicenda contestata, che è stato tagliato e aggiustato per far risultare il contrario di quel che significava. Non sono stati sentiti nel merito il mio preside, gli alunni presenti, i miei colleghi, che erano dalla mia parte.

 

  • Secondo lei, cosa è accaduto per far sì, che oggi più di ieri, un certo revisionismo storico si fa sempre più largo nella nostra società? Ci riferiamo anche alla triste vicenda, che quest’anno più che mai vorrebbe essere cancellata, trovandoci nel periodo del giorno del ricordo delle vittime delle Foibe.

 

 

  Chiariamo: io sono a favore di ogni revisionismo, foibe comprese. Revisionismo non significa sostenere che nulla è successo e che nessuno si è fatto del male alla fine della seconda guerra mondiale. Revisionismo, che è la base della ricerca storica, altrimenti staremmo qui a ripetere pedissequamente la versione del primo che è arrivato sul posto, significa per me smascherare la sovrastruttura e l’uso politico e partitico della storia, ascoltare i vinti oltre che i vincitori. Proprio la vicenda delle foibe ho portato ad esempio in tal senso nell’incontro a scuola ed è questo che ha scatenato l’ira dell’Anpi.

 

  • Come ha reagito a tutta questa vicenda? Pensa che a parte tutto, sia una sconfitta o una vittoria perché se ne sta parlando e quindi ha aperto un importante dibattito?

 

  Reagisco come ho sempre reagito. Da molti anni scrivo libri e tengo conferenze rivelando fatti scomodi al sistema. Sono conscio del rischio che corro. Già molte altre volte sono caduto, come quando La7 mi diffamò in prima serata senza permettermi una replica e soprattutto mostrando per 11 secondi consecutivi il volto di mio figlio allora seienne, collegandolo a fatti di violenza. In quel caso denunciai la rete ma la magistratura archiviò. Non mi aspettavo certo sostegno dalla maggioranza dei docenti, a mio parere proni servitori del sistema. I miei libri non sono stati confutati nemmeno in una riga e questo fa paura, evidentemente. Dal punto di vista emotivo ho avuto il massimo sostegno da tutti i miei alunni, dai genitori, da due o tre colleghi, dalla gente in giro per strada, ma il più forte aiuto me lo dà la mia compagna, che mi sostiene e mi spinge a non mollare. Siamo consapevoli di non stare lottando solo per noi stessi. Siamo solo all’inizio della lotta, qualcuno deve pur fare da apripista.

 

  • “Una cultura che punisce il pensiero è già una civiltà indegna. Lo è ancor di più quando si ammanta proprio del liberalismo come valore fondante. Ogni eccezione a tale principio, per occhi che sono ancora aperti, indica soltanto il luogo del potere reale, così come ogni censura svela il luogo della resistenza a esso. Signori, aspettiamoci roghi di libri in nome della tolleranza. Il comportamento di ognuno di fronte a questo scempio è questione di stile, carattere e spessore umano. Chi galleggia e non affonda non sarà mai attaccato. Egli però non vive: sopravvive” 

Siamo rimasti molto colpiti da questo suo post, in un certo senso, figurato, il rogo dei libri sta già avvenendo con l’annientamento del pensiero, e con il tentare di eliminare proprio la Filosofia, sminuendola, come “materia”.  Quale pensa debba essere il ruolo della Filosofia oggi e può invece essere proprio essa l’arma vincente per risanare l’enorme faglia culturale, etica e educativa del nostro paese?

 

 

  Nelle scuole solitamente non si fa filosofia ma storia della filosofia, cioè una spesso sterile cronistoria del pensiero dei grandi autori. Io invece progetto interamente per competenze e per grandi aree tematiche: la logica, l’etica, la gnoseologia, la metafisica, l’esistenza, la vita associata. Su questi temi organizzo lezioni a classe capovolta, dibattiti a squadre, attualizzazione. Per me la filosofia è mettere in dubbio. Cerco di applicare la maieutica, dando ai miei allievi sin da subito la massima autonomia. Applico autovalutazione e valutazione tra pari. Pretendo sempre dal ragazzo che esprima se stesso, che prenda posizione, che lavori sulle proprie precomprensioni. La filosofia è l’arma vincente. Io cerco di formare un cittadino critico, consapevole, autocentrata, e non il perfetto servitore del potere, il membro del gregge, omologato e imbelle.

 

 

  • Col tentare di atrofizzare il pensiero, mettendo all’angolo materie, ripetiamo, che sono state e sono fondamentali per l’umanità, tentano di renderci tutti meno consapevoli e liberi, ci dice com’è a oggi la situazione nelle scuole?

 

  Pessima. La mia vicenda lo dimostra. Vige la massima ipocrisia. Insegnanti che pontificano su Socrate, Bruno, Cartesio, poi si dimenticano della lotta per la libertà di pensiero e avallando una società orwelliana. La scuola è poi politicamente troppo orientata a sinistra e di questo allineamento soffre la coscienza critica dei ragazzi, bisognosi di pluralismo. I ragazzi invece sono ancora svegli e coraggiosi, basta che capiscano chi sta dalla loro parte e da quella della verità.

 

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