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“L’Italia sotto assedio” nota del direttore Eurispes Calabria Bevacqua su emergenza Covid-19

L’Italia sotto assedio :  Dott. Roberto Bevacqua Direttore Eurispes Calabria

 

L’Italia, che da settimane è alle prese con la più grande emergenza nazionale degli ultimi decenni, negli ultimi due giorni sembra essere piombata in un caos che investe tutti.

Fughe di notizie su provvedimenti restrittivi non ancora presi, direttive non concomitanti sui decreti da emanare, vuoti di potere e pseudo scontri di legittimità tra Regioni e Governo, escalation dei contagi e limitazioni e restrizioni che arrivano di giorno in giorno in ritardo a inseguire l’avanzata del covid 19.

Certamente si tratta di una emergenza a cui non eravamo preparati, tantomeno era prevedibile nella sua dimensione globale e fronteggiare una tale pandemia pone problematiche così complesse da gestire e contrastare che sarebbe insensato ridurre il tutto a errori del governo, che pure ci sono stati, ma anche tanti meriti bisogna riconoscere a iniziare dallo sforzo gigantesco del nostro sistema sanitario nazionale, dei tanti medici e operatori di settore, dalla protezione civile e le forze dell’ordine costretti spesso ad operare in condizioni emergenziali e di rischio.

Le polemiche oggi lasciano il tempo che trovano ma si impone una riflessione sul presente e sul futuro immediato che deve responsabilizzare tutti e allo stesso tempo invitare i decisori politici alla chiarezza e alla fermezza di decisioni drastiche ma che prevedano in anticipo misure non a singhiozzo ma draconiane anche al di là di quello che oggi sembrerebbe opportuno.

Si ha l’impressione che stiamo inseguendo il virus allargando di volta in volta le limitazioni invece di anticiparne l’effetto untorio.

Oggi c’è bisogno di un’unità nazionale che leghi maggioranza e opposizione nella condivisione di scelte dure, costose per i cittadini, per l’economia, senza la minima ombra del dubbio che le scelte prese possano poi nuocere in un secondo tempo ai propri colori politici.

Oggi c’è la necessità di non dover chiedere a un Europa troppo distante, cinica e opportunista nessuna autorizzazione sulle spese e gli sforamenti che servono alla nazione, un Governo che guardi all’interesse nazionale e alla salute dei suoi cittadini.

Oggi c’è il dovere di agire in modo chiaro e deciso nell’interesse di un popolo che ha sempre saputo trovare nelle difficoltà la sua unità, nelle crisi il suo orgoglio e uscire dalle emergenze con uno spirito nuovo volto alla costruzione e al progresso meglio di tutte quelle nazioni sempre pronte a criticare e irridere questo meraviglioso e volitivo Paese.

Ciò che sta accadendo alla nostra Nazione è facile immaginare si verificherà in misura, credo, ancora più virulenta anche negli altri paesi, poiché ciò che a noi analisti appare evidente è il ritardo, la sottovalutazione e l’impreparazione che gli altri paesi hanno avuto e per certi versi continuano ad avere rispetto all’Italia.

Due criticità però devono essere affrontate con la massima urgenza: la folle corsa dei fuoriusciti dalle zone arancioni verso il sud e la situazione dei sistemi sanitari regionali meridionali.

Qui il vero nodo cardiano che può inginocchiare la nazione, qui la battaglia può trasformarsi in una guerra di trincea contro il covid 19 poiché in queste regioni, con in testa la Calabria, si stanno cumulando un insieme di criticità che rendono preoccupante una situazione difficile già prima della comparsa del coronavirus.

La sanità calabrese per anni saccheggiata e smantellata dalla mala politica, posta sotto commissariamenti che hanno condizionato la sua fragilità operativa con tagli ai servizi, aumento di ticket e blocchi di assunzioni si vede impreparata a fronteggiare l’emergenza con le sue poche, ma valide, risorse umane, i pochi mezzi e le inefficienze strutturali.

Sanità calabrese trascurata anche dallo Stato che nei decenni ha trasferito sempre meno risorse di quanto questa regione e le altre del mezzogiorno avrebbero meritato e legittimamente dovuto avere, oggi dunque si riscopre fragile nei suoi confini ma anche boomerang per lo Stato che per troppo tempo ha trascurato la sanità pubblica e ancor più i territori in cui questa sanità doveva essere assicurata agli stessi livelli garantiti per altre aree del Paese.

L’ultima criticità è legata alle partenze dalle zone arancioni di residenti meridionali verso i territori di origine. È difficile analizzare questo fenomeno dal punto di vista emotivo, irrazionale, psicologico se scollegato dalle problematiche comunicative e tempistiche del decreto di maggior restrizione paventato e attuato dal Governo.

Ciò che appare paradossale è l’assoluta irrazionalità della scelta di lasciare territori con un sistema sanitario eccellente per rifugiarsi in territori caratterizzati da sistemi sanitari fragili e impreparati spesso alla ordinaria amministrazione, basti pensare che solo per i ricoveri fuori regione normalmente la sola Calabria spende circa 300 milioni di euro.

Ciò che lascia sconcertati è vedere come centinaia di persone che, presumibilmente, fino a poche ore prima civicamente e responsabilmente ottemperanti alle restrizioni sociali emanate dal Governo, nel lasso di poche ore abbiano abbandonato ogni logica precauzione e si siano rinchiusi in pullman, treni, aerei senza le minime sicurezze sanitarie, contravvenendo a tutte le precauzioni dettate per settimane da tv, giornali avvisi sparsi in ogni dove.

Ciò che appare paradossale è l’assenza di logica nella scelta, la mancanza di responsabilità nel ritenersi un potenziale quanto reale veicolo di contagio in territori che avrebbero immense difficoltà a curare anche loro stessi.

Condivido l’appello opportuno e sensato del presidente della regione Calabria Onorevole Santelli che ha delineato il quadro reale della situazione sanitaria del territorio calabrese, nella speranza che il senso di responsabilità e di appartenenza possa prevalere sul senso di individualismo e di irrazionalità che si sta diffondendo in queste ultime ore.

 

 

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