Tradizioni e Curiosità

Quaresima in quarantena: Nell’attesa della Pasqua e di un arcobaleno di speranza

Quaresima in quarantena

Nell’attesa della Pasqua e di un arcobaleno di speranza

L’arco della Vecchia, tra tradizione e attualità

di Andrea Bressi, libero ricercatore

Quest’anno la Quaresima, è tornata a far risentire il suo peso, a proporci nuove restrizioni, ad astenerci da alcuni nostri interessi. Il divulgarsi dell’ormai famigerato virus, oggetto quotidiano della cronaca, ha messo in ginocchio molte nazioni, e per pura casualità, in Italia, tutto questo, è coinciso con l’avvicendarsi dei primi giorni di Quaresima.

Una categorica disposizione ministeriale ha sospeso molte attività lavorative e didattiche garantendo i servizi necessari, ha imposto regole ferree di comportamento, come quella di mantenere un po’ di distanza dalle altre persone, tutto questo per prevenire e arrestare il propagarsi del virus.

In questi giorni, in tutta Italia, è stata accolta, l’iniziativa avanzata da alcune mamme di far colorare ai bambini un arcobaleno, un modo per tenere impegnati i piccoli facendoli diventare protagonisti di un messaggio di speranza, arricchendo il disegno con la colorata frase <Andrà tutto bene>.

Celermente l’istantanea ed efficace comunicazione mediatica, ha fatto sì che le bacheche dei social network fossero affollate da speranzosi e gioiosi arcobaleni come è accaduto nella nostra Calabria seguita nel Lazio, nella Liguria, in tutta la penisola tricolore, unita, ora più che mai, in questo delicato momento che si spera sia superato al più presto.

In Sardegna, isola italiana che come la nostra Regione è ancora molto ancorata alle tradizioni locali, in seguito alla proposta del Museo Arti e Tradizioni popolari della Cittadina di Ottana, molti bambini hanno accolto l’idea di rappresentare in un cielo pieno di speranza, un arcobaleno con nuvole passeggere, in quanto dopo un ogni brutto temporale ci sarà sempre un arcobaleno, arricchendo il disegno con una figura tipica della tradizione sarda, la “Filonzana”.

Quest’ultima è una maschera tipica del Carnevale locale, che vestita di nero, fa la sua comparsa a chiusura della sfilata carnevalesca, dove, temuta da tutti, ondeggia il filo del fuso destando un po’ di paura e curiosità tra i presenti intenti a scherzare e divertirsi.

Quale sarà il legame di questa parca filatrice della tradizione sarda con l’arcobaleno?

La forma dell’arcobaleno dà l’idea di un collegamento, una scala tra terra e cielo, un passaggio dal materiale al divino. Facendo, inoltre, riferimento alla mitologia greca, l’arcobaleno è personificato da Iris o Iride, una divinità minore, messaggera di Zeus, incaricata dell’infausto compito di predire sventure agli umani.

In Galizia come emerso dagli studi dell’antropologa spagnola, Lidia Marino, si attribuiscono la creazione dei dolmen e l’apparizione dell’arcobaleno ad una divinità suprema precristiana, una Vecchia Filatrice, dea creatrice e distruttrice. Si tramanda avesse sette figlie e che fosse influente sul clima. In Galizia l’arcobaleno è chiamato “Arco da Vella” (arco della Vecchia) e in un canto popolare la Vecchia dopo aver mangiato tanto, esplode e subito dopo in cielo è apparso un arcobaleno.

La figura della vecchia filatrice che si chiami Corajisima, Coremme, Filandorra, Filonzana, Vecchia o Vella che ritroviamo nei carnevali di tutta Europa affonda le sue origini nella notte dei tempi.

Anche in Calabria, le tracce di questa figura ancestrale sono ben visibili nei modi di dire, in canti, in leggende e nei nomi di alcune località. Ne sono un esempio la “Timpa della Vecchia” a San Sosti, borgo cosentino che sorge in una conca nell’alta valle dell’Esaro e l’Elce della Vecchia, piccola verdeggiante contrada di Guardavalle, in provincia di Catanzaro.

Nella credenza popolare calabrese era di buon auspicio l’arcobaleno serale. Al contrario quello mattutino, non designava la fine della pioggia, ma annunciava forti temporali pomeridiani: Arcu sirala bonu tempu matinala. Arcu matinala, si sbacanta e s’inchia ‘u cannala.

La Vecchia Filatrice, responsabile degli agenti atmosferici, per qualcuno è un po’ responsabile di questa attuale dura situazione, per altri, collegandola all’arco di Noè, potrebbe essere richiamata in causa per regalare uno dei suoi arcobaleni nel cielo degli italiani con la grande speranza che andrà tutto bene. E così i bambini di Ottana, guidati dai responsabili del Museo, hanno voluto invocare la Filonzana, a spazzare via questa tremenda tempesta, che ci ha reclusi in casa, con la speranza che presto si possa ritornare a giocare per strada, sotto il sole, dopo un affascinante arcobaleno!

In Calabria, troviamo le reminiscenze della “Vecchia” filatrice, nella figura di “Corajisima” la personificazione della Quaresima, che nell’immaginario popolare rappresenta la moglie di Re Carnevale, rimasta vedova, nella notte di Martedì Grasso la quale, come era usanza in Calabria, si chiude in casa, perché a lutto, e si mette a filare, con il fuso e la rocca per quaranta giorni.

E noi in una nuova dimensione di quarantena, in questo momento, siamo rintanati nelle nostre abitazioni, proprio come “corajisima”. Strappati dalle nostre consuetudini, ci troviamo all’improvviso a lavorare in smart-working, ossia tra le mura domestiche.

E se questo Virus fosse una punizione di questa antica divinità?

E se fosse proprio “Corajisima” a imporci nuove privazioni e restrizioni?

Per noi Cristiani, che in questi giorni, stiamo ricorrendo e chiedendo soccorso ai Santi, potrebbe essere un richiamo alla fede, un ritorno alla preghiera, ad apprezzare le piccole cose della vita, a vivere la famiglia, in attesa di una nuova liberazione, una nuova Pasqua di Resurrezione. E con la speranza che andrà tutto bene, mentre stiamo nelle nostre case, attendiamo, come i bambini di Ottana e di tutto il mondo, presto un risveglio con un grande arcobaleno che abbracci il Mondo intero. Andrà tutto bene. Ce lo auguriamo di vero cuore.

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