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La storia di Cesare, di una mina e Sant’ Antonio di Padova

Storie di Calabria: Cesare, la mina e Sant’ Antonio di Padova

 

di Susanna Camoli

 

“Questo è uno dei pregi della narrativa come delle canzoni: dire di personaggi che attraverso le parole rimangono in vita, che si vestono in qualche modo di eternità” diceva Guccini, ed oggi è proprio una storia che voglio raccontare, per far vivere luoghi e personaggi a noi vicini.

Siamo a Pedivigliano, un piccolo paese nell’ entroterra calabrese, in provincia di Cosenza. La storia che oggi porto alla luce parla di un minatore e un Santo.

  Cesare Costanzo lavorava in una cava dalla quale si estraevano pietre, (chiamata Scaturra), vicino alla stessa si trovava una vecchia statua in legno di Sant’ Antonio di Padova custodita in una piccola nicchia.

Durante una delle solite giornate di duro lavoro, nel 1956- come ci viene raccontato dal figlio e dal nipote- il signor Cesare si trovò coinvolto nell’ esplosione di una mina che detonò quasi nelle sue mani. La paura fu tanta ma a parte qualche lesione e la parziale perdita di vista da un occhio, Cesare ne uscì salvo attribuendo il “miracoloso” avvenimento alla protezione di quella statua raffigurante il Santo a cui in seguito Cesare divenne devoto.

Da allora, la statua originale andò perduta nel tempo e il signor Costanzo ne prese una nuova e non solo, edificò una piccola cappella, nel paese conosciuta come “Conicella”, della quale si prese cura costantemente, non facendo mai mancare un lumino acceso, fece in modo anche che vi arrivasse acqua per la costruzione di una fontana  e così fino alla sua morte, che avvenne nel 1982. Negli anni in onore del Santo e in quel luogo ogni 13 giugno viene celebrata una messa, viene fatta la tradizionale Benedizione del pane e quando possibile anche una processione con fiaccolata, in seguito alla quale spesso organizzò una festa in piazza con intrattenimento di cantanti anche non calabresi, alla stessa contribuivano anche i paesani emigrati in America che inviavano donazioni per la sua realizzazione.

Dopo la sua morte a prendersene cura e adornare, con i dovuti restauri fu il figlio Remigio, che da quanto ci racconta, per il padre sarebbe stato inaspettato.

Ancora oggi la cappella viene curata con dedizione, una bellissima tradizione nata da una tragedia scampata, dalla devozione verso un Santo e verso un padre, nonno, uomo. Anche quest’ anno sarà celebrata la tradizionale messa nel giorno dedicato a Sant’ Antonio di Padova ma con le dovute restrizioni a causa del periodo che stiamo attraversando.

Questa storia è una bellissima storia, fatta di fede, comunione e amore e anche tanto impegno e costanza.

Ci auguriamo che venga tramandata negli anni, così come il signor Remigio ha continuato l’ opera del padre e trasmessa al figlio; che possa continuare nelle generazioni future, perché le origini e i “padri” non vengano mai dimenticati e possano vivere tra noi, con la nostra identità e nel nostro sangue.

 

“La tradizione non consiste nel conservare le ceneri ma nel mantenere viva una fiamma.”
(Jean Jaurès)

 

Galleria fotografica (cliccare sulle foto per ingrandire)

 

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