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Venerdì Santo: La Passione di Cristo a Lungro (CS), rito Greco-Bizantino

Venerdì Santo: La Passione di Cristo a Lungro (CS), rito Greco-Bizantino

 

Siamo giunti quasi al termine della settimana Santa, Venerdì, giorno della “Passione” di Cristo, ringraziando Padre Salvatore e la signora Maria, vi portiamo a Lungro, nella chiesa del Ss.mo Salvatore per ammirare e conoscere uno dei momenti religiosi più sentiti e significativi della comunità, cioè la Pasqua e le celebrazioni della Settimana Santa.

Come ci racconta Maria, nel 1919 Lungro diventa Eparchia, sede, del rito Bizantino-Greco, alla quale appartengono trentasei parrocchie di tutte le comunità italo-albanesi d’ Italia. Il rito del Sepolcri è un rito non propriamente greco, ma romano, che resta però dalla tradizione antica anche nelle celebrazioni di oggi (come ci fanno notare è difficile trovare statue rappresentative ma ci si basa più sull’ iconografia e sui mosaici tipici dell’ epoca bizantina). La madonna Addolorata e il Sepolcro sono  molto voluti dalla Comunità lungrese per cui questa particolarità viene preservata seppur facente parte del rito romano.

La tradizione vuole che giovedì venga posto il calice bendato sul Sepolcro, sumbullkun, che viene allestito nei giorni prima del Venerdì Santo,  dando inizio così alle celebrazioni per Cristo crocefisso, una giornata scandita dal digiuno, e dalle preghiere.

Se nel Giovedì Santo si allestisce il sepolcro, realizzato da bellissime composizioni floreali fatte con i germogli dei semi di grano,che sta a significare proprio il seme, il germoglio, Gesù che muore scende nell’ Ade e risorge sconfiggendo anche la morte. Venerdì viene allestito il tafos, una bara di vetro nella quale è deposto il corpo di Gesù e da qui il susseguirsi  dei vari riti che accompagnano l’ intera giornata fino al vespro; preghiere e letture del Vangelo, le lamentazioni, fino alla processione, (che anche quest’ anno non potrà avvenire causa pandemia).

Verso sera, come si legge anche sul web, il celebrante ricopre con un sudario il crocifisso esposto la sera prima, al termine della funzione il si porta in processione l’epitàfion, una stoffa ricamata in oro e argento sulla quale è dipinta l’icona della deposizione, con la Madre di Dio, le mirofore, Giovanni e Giuseppe d’Arimatea, prostrati e piangenti.

Infine il rito prevede che il celebrante depositi il crocifisso nelle  mani della Madonna Addolorata e la stessa viene in seguito portata in processione, come segno di speranza per la Risurrezione che poi avverrà.

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