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SS 106 Megalotto 8 Sibari-Coserie: Un’infrastruttura che va vista nel suo insieme

SS 106 Megalotto 8 Sibari-Coserie: Un’infrastruttura che va vista nel suo insieme.

nota dell’ ing. Cataldo Capalbo

Un antico proverbio dice: “Mentre il medico studia, il malato muore!” Oggi di “nuovi” medici, che “studiano”, ne abbiamo tanti, perché non condividendo la diagnosi dei “medici” precedenti, si rimettono a studiare e il “malato” è costretto ad aspettare (pregando di non morire prima).

Oggi, dopo oltre 20 anni di studi, abbiamo una nuova “diagnosi”, alquanto fantasiosa, che servirà da scusa al governo per rinviare un’opera che la Calabria attende da decenni. Infatti, il sottosegretario Cancelleri lo ha detto chiaramente: il Governo “non mette soldi su opere non immediatamente cantierabili” e il nuovo tracciato rinvia la “cantierabilità” a data da destinarsi.

La nuova “diagnosi” contempla flussi di traffico ridotti, estrapolando dati sulla base di una decrescita che ha origine con la crisi finanziaria del 2009 e che arriva alla pandemia da Covid-19, escludendo a priori la possibilità di una ripresa economica (il ciclo economico dovrebbe aver raggiunto il punto di minimo). Per chiarire il concetto, potremmo usare la frase di un famoso film degli anni ’90: “Non può piovere per sempre!”.

D’altronde, la responsabilità di un progetto piuttosto che un altro, dovrebbe essere in capo alla politica, sulla base dei dati disponibili e dello sviluppo che si vuole imprimere in un’area.

Infatti, 50 anni orsono, i partiti di governo hanno optato, per l’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, per il tratto montano, a prescindere dall’analisi dei costi e dei flussi di traffico che avrebbero fatto propendere per una soluzione “in pianura”, con lo scopo di sviluppare l’area bruzia.

Nel nostro caso, le “estrapolazioni” vanno effettuate considerando l’opera completa (una macchina frena quando è completo l’intero impianto frenante e non solo su una sola ruota).

Inoltre, la realizzazione della SS106 a 4 corsie, nella sua interezza, porterà ad una riduzione del traffico sulla A2, perchè chi proviene dalla dorsale adriatica ed è diretto verso la Sicilia o i territori dello Ionio Calabrese, preferirà, molto probabilmente, la statale anziché l’autostrada. Poiché, alla fine, la “portata” (di traffico) è quella che è, si tratta solo di ripartirla fra statale e autostrada, mentre ora è prevalentemente su quest’ultima.

Ora, è evidente che un intervento infrastrutturale di tale importanza non può essere pianificato mantenendo all’oscuro la cittadinanza di Corigliano-Rossano e dei comuni interessati direttamente e indirettamente dall’opera, del resto il Decreto Ministeriale (MIT) nr.442 del 12.11.2021 all’art.1 (allegato 1) lo dice chiaramente: le Strade extraurbane a quattro o più corsie, che comportano una lunghezza del tracciato superiore a 15 Km devono essere sottoposte obbligatoriamente al dibattito pubblico. Mentre, ad oggi, si rileva che l’amministrazione di Corigliano-Rossano non sta procedendo nella direzione indicata dal suddetto decreto, ma in solitaria, perché, aldilà dei comunicati stampa del sindaco in cui si fa fatica a capire quale sia la sua reale posizione, il responsabile del procedimento di Anas è stato, invece,  durante la conferenza stampa di qualche giorno fa, alquanto chiaro, ovvero che c’è un confronto continuo con l’amministrazione di Corigliano-Rossano e in particolar modo col sindaco, tanto è vero che i ponti ad arco in acciaio a via inferiore sono stati richiesti da quest’ultimo al fine di evitare “l’effetto diga”, così come è del sindaco la richiesta di uno studio per un tracciato in galleria, per superare l’area di Corigliano, del costo di ben 286 milioni di euro. Più tante altre richieste che sono ben lontane da quella partecipazione attiva della cittadinanza, ripresa anche dal recente decreto. Concludendo, si continui a studiare, con calma, ma il malato è prossimo all’estrema unzione.

 

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