Incendi e dichiarazioni politiche: Un disastro
In qualsiasi Paese civile, di fronte al disastro, chi guida la macchina amministrativa e politica fa una cosa semplice: si assume la responsabilità e rassegna le dimissioni. Senza arrampicarsi sugli specchi, senza cercare alibi d’accatto.
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In qualsiasi Paese civile, di fronte al disastro, chi guida la macchina amministrativa e politica fa una cosa semplice: si assume la responsabilità e rassegna le dimissioni. Senza arrampicarsi sugli specchi, senza cercare alibi d’accatto.
di Francesco Pacienza
In Italia? Fantascienza. In Calabria? Purissima utopia.
Qui la regola d’oro è un’altra: fare branco, blindarsi nei palazzi, spalleggiarsi a vicenda mentre fuori tutto va a fuoco. E la dimostrazione è sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi giorni il Parco Nazionale del Pollino, uno dei patrimoni ambientali più preziosi d’Europa, è stato divorato dalle fiamme. Centinaia di ettari di boschi secolari ridotti in cenere tra mezzi aerei col contagocce e un sistema di prevenzione che ha mostrato tutte le sue crepe.
Ma la vera perla, come una narrazione religiosa, il capolavoro della narrazione istituzionale, arriva quando bisogna giustificare la gestione dei roghi. Di fronte alle polemiche, ecco la dichiarazione ad effetto: “Dopo la diffusione delle informazioni sui metodi usati da incendiari e piromani, il numero è sceso da 57 a 32 in un giorno”.
Ma davvero? Trattenete il fiato, signore e signori, perché siamo davanti a un miracolo scientifico!
Improvvisamente scopriamo che i piromani e gli ecomafiosi calabresi sono individui estremamente sensibili alla comunicazione istituzionale. È bastato spiegare loro “come funzionano i loro metodi” – cose che evidentemente prima ignoravano – per farli ravvedere. Un’illuminazione sulla via di Damasco! Trentadue roghi in meno in ventiquattr’ore non grazie a una maglia di controllo ferrea o a un’azione repressiva lampo, ma grazie alla pura persuasione della trasparenza. Harry Potter e la scuola di magia possono solo prendere appunti. Altro che droni, intelligenza artificiale o piani di prevenzione: per sconfiggere la piaga degli incendi in Calabria bastava una bella conferenza stampa! Immaginiamo la scena: il piromane che, sintonizzato sul telegiornale regionale, scopre che la Regione “ha capito come fa” e, folgorato sulla via di Damasco, ripone l’accendino nel cassetto dicendo “Ok, mi hanno scoperto, oggi riposo”.
La verità, spogliata da questa comica propaganda, è molto più triste: la biodiversità della nostra terra brucia, la gestione dell’emergenza fa acqua (anzi, fuoco) da tutte le parti, ma nessuno pagherà mai il conto politico di questo disastro. Perché ammettere un errore richiede dignità, ma per dimettersi serve prima di tutto il senso dello Stato. E quello, purtroppo, non si può comprare né simulare con un comunicato stampa. È un sarcasmo amaro, purtroppo. Perché mentre si gioca con i numeri e si sventolano percentuali da contatocchi per coprire i buchi di un sistema di prevenzione e soccorso che ha mostrato tutte le sue falle, la nostra terra continua a bruciare. E chi dovrebbe rispondere di questo disastro resta saldamente al suo posto, a proteggere la poltrona invece del territorio.

