SANITÀ: IL DECRETO SCHILLACI COLPISCE I PIÙ DEBOLI. IN CALABRIA PARTE LA PROTESTA DEI 35MILA COLLABORATORI DEI MEDICI DI FAMIGLIA
SANITÀ: IL DECRETO SCHILLACI COLPISCE I PIÙ DEBOLI. IN CALABRIA PARTE LA PROTESTA DEI 35MILA COLLABORATORI DEI MEDICI DI FAMIGLIA: “ANZIANI ISOLATI E COSTRETTI A PAGARE ANCHE SOLO PER UNA RICETTA”
SANITÀ: IL DECRETO SCHILLACI COLPISCE I PIÙ DEBOLI. IN CALABRIA PARTE LA PROTESTA DEI 35MILA COLLABORATORI DEI MEDICI DI FAMIGLIA: “ANZIANI ISOLATI E COSTRETTI A PAGARE ANCHE SOLO PER UNA RICETTA”
nota di Francesco Pacienza, giornalista
La riforma della medicina territoriale rischia di trasformarsi in una tassa occulta sulla salute e in un dramma sociale senza precedenti per le fasce più deboli della popolazione. I 35.000 collaboratori degli studi dei Medici di Medicina Generale (MMG), nati professionalmente in Calabria e ora uniti in una mobilitazione a livello nazionale tramite una petizione popolare, denunciano con forza gli effetti devastanti del Decreto Legge Schillaci. Non si tratta solo del licenziamento di massa di migliaia di professionisti, ma di un vero e proprio smantellamento del diritto alla cura.
La chiusura degli studi medici capillari a favore delle centralizzate “Case della Salute” produrrà un disservizio insostenibile per la popolazione anziana e per i pazienti fragili. Nei piccoli paesi dell’entroterra calabrese e nelle aree periferiche d’Italia, dove il trasporto pubblico è inesistente, lo spostamento di decine di chilometri per una semplice ricetta o una visita di routine diventerà una barriera insormontabile. I cittadini più vulnerabili, spesso non automuniti, saranno costretti a subire un enorme disagio logistico e a spendere soldi di tasca propria per pagarsi trasporti privati o gravare sulle famiglie, rinunciando di fatto alla gratuità delle cure di base. Se già nelle grandi città metropolitane la scomparsa del medico sotto casa creerà disagi, nei piccoli comuni calabresi questa riforma si tradurrà nel totale abbandono terapeutico dei più deboli. Nell’area Pollino-Esaro, le nuove “Case della Salute” saranno dislocate tra Mormanno, San Marco Argentano, Lungro e Roggiano Gravina. Una scelta logistica che rischia di penalizzare pesantemente i cittadini. Basti pensare a un anziano di Altomonte: per una visita dovrà percorrere circa 16 chilometri fino a Roggiano Gravina (almeno 25 minuti di auto) o, in alternativa, fare rotta verso l’ex ospedale di Lungro (12 chilometri per circa 20 minuti di viaggio). Se a tutto questo si sommano i fisiologici tempi d’attesa una volta sul posto, la sanità territoriale si trasforma, per molti utenti fragili, in una vera e propria odissea.
35.000 FAMIGLIE IN GINOCCHIO: IL PREZZO UMANO DELLA RIFORMA
Accanto al danno per i cittadini, vi è il dramma occupazionale: 35.000 operatori rischiano il licenziamento immediato. Sono le figure che da anni accolgono i pazienti, gestiscono la burocrazia e alleggeriscono il carico umano dei medici di famiglia. Trasformare figure definite “essenziali” in lavoratori sacrificabili significa privare i cittadini del loro primo punto di contatto con la sanità e impoverire il territorio. Il Comitato promotore si rivolge direttamente al Ministero della Salute, alle Regioni e alle Istituzioni chiedendo impegni precisi:
Mantenimento dei posti di lavoro e delle tutele attuali negli studi dei MMG e nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT).
Riconoscimento professionale giuridico ed economico della categoria.
Garanzie per il futuro per bloccare un provvedimento che cancella il presente senza dare certezze sulla salute collettiva.
La salute non può essere centralizzata a km di distanza dai bisogni delle persone. Bloccare questo decreto significa difendere il lavoro, ma soprattutto difendere la dignità e la vita dei nostri anziani.
La petizione online è firmabile a questo link https://c.org/JLpx8nHkwC sulla piattaforma ChangeOrg. Io ho firmato, firma anche tu per salvaguardare i tuoi diritti di cittadino.
