Infrastrutture di cartone e paesi isolati: FiberCop spegne il futuro dell’Esaro-Pollino

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È un paradosso tecnologico che brucia, letteralmente. Mentre il resto del mondo corre veloce verso la gigabit society, nell’area dell’Esaro-Pollino restiamo ostaggio di infrastrutture che sembrano temere il sole e il caldo più di un antico reperto archeologico.

Infrastrutture di cartone e paesi isolati: FiberCop spegne il futuro dell’Esaro-Pollino

di Francesco Pacienza

È un paradosso tecnologico che brucia, letteralmente. Mentre il resto del mondo corre veloce verso la gigabit society, nell’area dell’Esaro-Pollino restiamo ostaggio di infrastrutture che sembrano temere il sole e il caldo più di un antico reperto archeologico.

Basta che il termometro superi la soglia dei 25 gradi, magari accompagnato da quegli scrosci pomeridiani che rompono l’afa, e puntualmente la connessione internet salta, singhiozza, muore per giorni interi, anche 48 ore. I giganti della connettività si sgretolano di fronte a una variazione climatica che, in qualsiasi altra parte del Paese, verrebbe gestita con una scrollata di spalle.

Siamo fermi, inermi. La memoria corre subito a Settembre 2025, quando l’allora Sindaco di Altomonte inviò una PEC formale alla Direzione Generale di TIM, segnalando con precisione le frequenti e insostenibili interruzioni della connettività internet. Un grido d’allarme rimasto lettera morta, un silenzio istituzionale inaccettabile a cui, però, il territorio ha deciso di non rassegnarsi.

Anche il Sindaco di Lungro, rompendo gli indugi ha presentato un esposto formale contro TIM. Questa azione non è solo una denuncia dei disservizi subiti dalla propria comunità, ma rappresenta un atto politico e legale di forte rottura, che trasforma la protesta dei singoli in una battaglia istituzionale compatta per difendere i diritti di un’intera area.

A distanza di mesi la situazione non solo persiste, ma si è incancrenita, legandosi a doppio filo ai continui e frequenti disservizi della rete FiberCop. FiberCop, lo ricordo, è il proprietario della rete infrastrutturale, finanziata con fondi pubblici, che viene affittata ai vari operatori.

Davanti a questo immobilismo, la pazienza delle comunità ha ceduto il passo all’azione legale: alcuni cittadini hanno presentato un esposto ufficiale alla Procura della Repubblica di Castrovillari contro FiberCop, chiamando l’azienda a rispondere di una gestione infrastrutturale non più tollerabile.

Ma di cosa parliamo, esattamente, quando parliamo di “disservizio”? Non stiamo descrivendo il semplice fastidio di un video che carica a rilento. Parliamo di una vera e propria scure che si abbatte sul tessuto produttivo e sociale del territorio.

L’impatto reale del blackout digitale:

  • Aziende paralizzate: Attività commerciali e imprese locali che si fermano, impossibilitate a gestire ordini, pagamenti e fatturazioni.
  • Professionisti bloccati: Smart worker e professionisti tagliati fuori dai circuiti lavorativi nazionali e internazionali.
  • Sanità a rischio: Medici di base e presidi sanitari che non riescono ad accedere ai dati clinici o ai fascicoli sanitari archiviati in Cloud o a poter accedere alle prenotazioni magari per patologie serie e importanti.

Il danno più grave, tuttavia, investe il futuro stesso del territorio. Questa precarietà digitale limita fortemente lo sviluppo, la crescita economica e l’attrattività turistica dei nostri paesi dell’entroterra. In un’epoca in cui il turismo vive di visibilità online, prenotazioni digitali, recensioni in tempo reale e servizi per “nomadi digitali”, isolare la rete significa condannare alla marginalità borghi storici che avrebbero tutto il potenziale per attrarre flussi internazionali. Un’interruzione di rete non è un semplice disagio: è un danno economico devastante, è una limitazione della libertà di impresa, è l’isolamento forzato di un territorio che chiede solo di poter crescere.

Viene da chiedersi, con legittima amarezza: com’è possibile che nel 2026 le infrastrutture di FiberCop siano state realizzate con tale fragilità da arrendersi ai primi tepori estivi? È inaccettabile che la transizione digitale di un’intera area venga subordinata alla tenuta termica di cavi o apparati evidentemente inadeguati alle sfide ambientali del nostro tempo.

Non è solo una questione di manutenzione, è una questione di dignità. L’Esaro-Pollino non è una zona d’ombra sulla mappa della connettività nazionale, né un territorio di serie B. Meritiamo un’infrastruttura solida, resiliente, capace di reggere il peso di un progresso che ci appartiene di diritto e che è vitale per la sopravvivenza economica dei nostri borghi.

La pazienza, come la connessione, è arrivata al limite. La magistratura farà il suo corso, ma le aziende coinvolte devono dare una risposta. E deve essere definitiva.

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