Acqua pubblica, autonomia dei Comuni e Sorical e il paradosso calabrese
Acqua pubblica, autonomia dei Comuni e Sorical e il paradosso calabrese.
Interviene Bruno Spatara, Coordinatore del Movimento Politico Italia delle Identità
Acqua pubblica, autonomia dei Comuni e Sorical e il paradosso calabrese
Interviene Bruno Spatara, Coordinatore del Movimento Politico Italia delle Identità
La legge regionale che impone ai Comuni il trasferimento della gestione degli acquedotti comunali a Sorical, individuata come gestore unico del Servizio Idrico Integrato della Calabria, rappresenta una scelta politica che suscita profonde perplessità ed una forte opposizione da parte di molti amministratori, cittadini e movimenti che difendono il principio dell’acqua come bene comune.
Il Movimento Politico ITALIA DELLE IDENTITÀ sostiene il principio dell’acqua pubblica e manifesta una netta contrarietà a questo processo di accentramento. Sebbene la Regione Calabria abbia acquisito le quote precedentemente detenute da privati, rendendo Sorical una società interamente pubblica, il modello gestionale adottato continua a essere di natura societaria e industriale.
Per questo motivo chiediamo un sistema fondato su enti di diritto pubblico, privi di logiche di profitto e orientati esclusivamente alla tutela dell’interesse collettivo e, nel contempo, difendiamo l’autonomia dei Comuni ed il loro diretto controllo delle reti idriche dei territori competenti.
Paradossale è il fatto che la Calabria è una Regione ricca di acqua, ma tale bene primario viene sacrificato per la produzione di energia (molta), che paghiamo al pari del resto d’Italia, lasciando a secco i cittadini e le imprese agricole del territorio. La legge italiana a riguardo – dice Spatara – impone un ordine di priorità per l’uso dell’acqua: prima il fabbisogno potabile, poi quello irriguo e, infine, quello industriale. Chiediamo alla politica come mai in Calabria questo non vale e chi gestisce l’acqua invece continua a fare l’esatto contrario? Cosa intende fare la politica di fronte all’evidente negligenza, mancanza di programmazione seria, gestione delle riserve idriche regionali poco oculata? Ma soprattutto cosa intende fare la politica quando la Calabria dispone di un patrimonio idrico straordinario con oltre 20mila sorgenti censite; una disponibilità annua superiore a 1,3 miliardi di metri cubi, con acque tra le migliori d’Europa? Quale politica è stata fatta finora, e quale per il futuro, di fronte ad una dispersione idrica che supera il 50-60% mentre a pagare bollette sempre più salate sono i cittadini e sta portando al collasso il comparto agricolo, pilastro dell’economia calabrese?
Movimento Politico Italia delle Identità
Il Coordinatore Bruno Spatara