IL CULTO DEL SS CROCIFISSO AD ALTOMONTE (CS): I CALVARI E I CROCIFISSI DI UN BORGO SENZA TEMPO

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​VIAGGIO NELL’ARTE E NELL’EPIFANIA DEL SACRO: DALLA PREISTORIA AL PRESTIGIOSO CIRCUITO DEI “BORGHI PIÙ BELLI D’ITALIA”, FINO AL TITOLO DI “BORGO DEI MATRIMONI”

IL CULTO DEL SS CROCIFISSO AD ALTOMONTE: I CALVARI E I CROCIFISSI DI UN BORGO SENZA TEMPO

​VIAGGIO NELL’ARTE E NELL’EPIFANIA DEL SACRO: DALLA PREISTORIA AL PRESTIGIOSO CIRCUITO DEI “BORGHI PIÙ BELLI D’ITALIA”, FINO AL TITOLO DI “BORGO DEI MATRIMONI”

​Un enigma di pietra, ferro e legno custodito tra le pieghe del tempo. Se Gerusalemme ha il suo Golgota, la Calabria vanta un luogo unico in cui il sacrificio di Cristo si fa geometria urbana, arte gotica e devozione secolare. Altomonte, da anni riconosciuto meritatamente come uno dei “Borghi più belli d’Italia” e recentemente accolto nell’Associazione Nazionale delle Città del Santissimo Crocifisso, si rivela al turismo religioso nazionale come un portale spirituale dove la fede affonda le sue radici fin nell’alba della storia.

​Le radici del sacro: dalla preistoria allo splendore feudale

​Il cammino devozionale di Altomonte inizia molto prima delle sue chiese gotiche. I reperti di epoca preistorica, come coltellini in selce e asce di bronzo, attestano un’antichissima presenza umana che già sentiva il richiamo del trascendente, trovando tra i boschi e le alture calabresi i primi altari naturali.

​Con il passare dei secoli, questa primordiale ricerca dell’infinito si è strutturata attraverso la storia. Nota in epoca romana come Balbia (celebre in tutto l’impero per la pregevolezza dei suoi vini), la città attraversò successivamente il periodo bizantino, a cui si deve la fondazione della suggestiva chiesa di San Giacomo Apostolo nell’873 d.C. All’arrivo dei Normanni nel 1065, il borgo venne rinominato Brahalla e fu fortificato con possenti mura, la maestosa Torre Pallotta e un primo nucleo del castello.

​Il destino del paese cambiò nuovamente nel 1337, quando il nome si evolse in Altofiume (sotto la forma latina di Altofumen), a testimonianza del forte legame con i corsi d’acqua che disegnano il territorio, prima di assumere definitivamente il nome di Altomonte sotto il regno di Giovanna II di Napoli. Fu sotto la signoria di Filippo di Sangineto, a partire dal 1317, che il borgo divenne un vero e proprio faro di arte e fede in tutto il Meridione, grazie alla costruzione della monumentale chiesa matrice di Santa Maria della Consolazione nel 1336. Successivamente, il feudo passò nelle mani di altre illustri casate come i Ruffo e i Sanseverino. Il maestoso Castello di Altomonte divenne così il cuore del potere feudale e il simbolo di una comunità tormentata dalle guerre ma dotata di una straordinaria resilienza spirituale e materiale.

​I reperti della Passione: i tre crocifissi storici

​Per il turista e il pellegrino che giungono in questo scrigno di bellezza, Altomonte custodisce tre capolavori iconografici straordinari, capaci di raccontare il dramma della Crocifissione attraverso diverse epoche e sensibilità artistiche:

​Il Crocifisso Ligneo di Santa Maria della Consolazione (XIV secolo): collocato nella chiesa matrice, questo Cristo policromo rappresenta il vertice assoluto della plastica lignea medievale calabrese. Di chiara influenza toscano-napoletana legata all’epoca angioina, l’opera traduce la sofferenza di Gesù con una sconvolgente precisione anatomica e un volto caratterizzato da un pathos commovente.

​L’Altarolo con storie della Passione (Museo Civico, inizio XV secolo): prezioso polittico dipinto su tavola attribuito al Maestro di Antonio e Onofrio Penna. Fondendo raffinati influssi marchigiani, senesi e iberici, l’opera raffigura la salita al Calvario e la Crocifissione con Cristo innalzato tra i due ladroni, regalando una rara testimonianza visiva della catechesi quattrocentesca.

​Il Crocifisso della contrada “Cappella” (ante 1480): situato in una piccola cappella rurale nei pressi dell’antico oratorio di San Oppido (oggi distrutto). Documentato già nel 1480, questo Cristo in legno sagomato e dipinto è stato per secoli il punto di riferimento, di preghiera e di protezione per i viandanti e i lavoratori della terra.

​L’enigma dei due calvari: le Cinque Croci e le Tre Croci

​La vera particolarità urbanistica e teologica di Altomonte risiede nella coesistenza di due diversi calvari, tappe imperdibili di un itinerario di turismo religioso consapevole:

​Il Calvario delle Cinque Croci: questo sito risponde a una profonda valenza spirituale. Da un lato, le cinque croci richiamano le cinque sacre piaghe di Cristo (mani, piedi e costato), un culto particolarmente caro alla tradizione francescana. Dall’altro, l’erezione di questo monumento è direttamente legata ai Padri Redentoristi, la congregazione fondata da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori nel 1732. Era infatti consuetudine dei padri missionari erigere un calvario a cinque croci al termine delle loro missioni popolari nelle campagne, come segno perenne di conversione della comunità e come stazione fisica per la Via Crucis.

​Il Calvario delle Tre Croci e il Gallo del pentimento: di origine differente, questo calvario era legato alle solenni processioni storiche del Santissimo Crocifisso. Accanto alle tre croci (Gesù e i due ladroni), svetta l’elemento iconografico del gallo, esplicito richiamo al rinnegamento e al successivo pentimento dell’apostolo Pietro. Un forte simbolo pedagogico che parla alla fragilità umana e alla speranza nella misericordia divina.

​La Croce Monumentale del Rione Croce (1911)

​A completare la suggestiva “geometria del sacro” del borgo vi è la maestosa Croce in ferro del Rione Croce, realizzata nel 1911 dai Padri Passionisti. Alta più di quattro metri e caratterizzata da una struttura a doppia T, la croce fu originariamente collocata in un punto strategico di una collinetta all’epoca in aperta campagna (avendo come unico riferimento il Palazzo Scaramuzza con l’annesso frantoio). Da quella posizione, dominava l’antica via di collegamento verso le località di Cocuzza e Galati. Ancorata su una base circolare ricavata da una ruota in pietra di un antico frantoio, questa croce rappresentava un vero e proprio “Golgota suburbano”, capace di unire idealmente il sudore del lavoro dei campi al mistero della redenzione.

​Il grande mosaico degli ordini religiosi

​Il patrimonio di Altomonte è stato modellato e stratificato nei secoli dalla presenza simultanea di ben cinque grandi ordini religiosi europei, ognuno dei quali ha lasciato un segno indelebile:

​Domenicani: promotori del grande convento e della straordinaria ricchezza artistica della Chiesa di Santa Maria della Consolazione.

​Francescani (Minori Osservanti): custodi della Chiesa e del Chiostro di San Francesco, storicamente legati alla diffusione della Via Crucis e dei culti della Passione.

​Minimi: costruttori del complesso monastico di San Francesco di Paola, la cui imponente struttura ospita oggi la sede del Municipio.

​Cistercensi: autori dell’elegante impronta architettonica di transizione avvertibile nella chiesa matrice.

​Benedettini e Florensi: legati alle forme di monachesimo più antico, le cui tracce si respirano ancora nell’affascinante Chiesa di Sotterra.

​Il “Borgo dei Matrimoni”: oltre 300 celebrazioni all’anno

​Accanto alla sua straordinaria valenza storica e spirituale, Altomonte ha saputo conquistare un primato unico a livello nazionale, venendo ribattezzato come il “Borgo dei Matrimoni”. Con una media che supera le 300 celebrazioni all’anno, coppie provenienti da tutta Italia e dall’estero scelgono i vicoli medievali, i panorami mozzafiato e le storiche chiese monumentali del paese – prima fra tutte la splendida Santa Maria della Consolazione – per pronunciare il fatidico “sì”. Questo fenomeno unisce perfettamente la solennità del turismo religioso alla calda accoglienza calabrese, trasformando il borgo in una delle destinazioni più amate e romantiche dell’intera penisola.

​Oggi, camminare tra i caruggi di Altomonte significa fare un viaggio dentro la storia dell’arte e dello spirito. L’adesione all’Associazione Nazionale delle Città del Santissimo Crocifisso riconosce formalmente una devozione che, dalla pietra preistorica al ferro delle missioni del Novecento, ha costruito l’anima pulsante di questo gioiello calabrese. Un borgo unico, in cui la bellezza della terra incontra il mistero del cielo, pronto ad affascinare la stampa e i viaggiatori di tutta Italia.

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