Si spegne una nota nell’ombra: addio al tastierista dei The Cure
I The Cure non sono mai stati solo canzoni. Sono stati atmosfere, stati d’animo, notti insonni, pioggia sui vetri, camere illuminate da una luce sbagliata. Le tastiere hanno sempre avuto un ruolo essenziale nel creare quel mondo sospeso tra malinconia e bellezza, tra buio e consolazione.
di Susanna Camoli
Il mondo della musica è in lutto per la scomparsa di Perry Archangelo Bamonte, storico tastierista e chitarrista della leggendaria band britannica The Cure. Bamonte è morto all’età di 65 anni, a casa sua a Londra, in seguito ad una malattia durante il periodo natalizio, come annunciato dalla band sul loro sito ufficiale.
Ci sono musicisti che occupano il centro della scena, e altri che restano leggermente in ombra, ma senza i quali tutto suonerebbe diverso. Il tastierista dei The Cure era uno di questi. La sua scomparsa non ha il fragore delle grandi tragedie annunciate. È una notizia che arriva piano, quasi in sordina, come molte delle parti che suonava: stratificate, discrete, ma fondamentali. E forse è proprio per questo che colpisce così forte chi ama davvero questa band. I The Cure non sono mai stati solo canzoni. Sono stati atmosfere, stati d’animo, notti insonni, pioggia sui vetri, camere illuminate da una luce sbagliata. Le tastiere hanno sempre avuto un ruolo essenziale nel creare quel mondo sospeso tra malinconia e bellezza, tra buio e consolazione. E lui, con il suo lavoro spesso invisibile, ha contribuito a renderlo reale. Non era il volto che tutti riconoscevano subito. Non era quello che cercava l’attenzione. Ma chi ha visto i Cure dal vivo, chi ha ascoltato certi passaggi con le cuffie nelle orecchie, sa che lì dentro c’era anche la sua mano. Un tappeto sonoro, una linea che non chiede di essere notata ma che, se manca, lascia un vuoto. Quando muore un musicista così, non perdiamo solo una persona. Perdiamo un pezzo del nostro modo di ascoltare il passato. Perché quelle note sono legate a momenti precisi della nostra vita: un primo amore, un periodo difficile, una solitudine che sembrava infinita ma che, per qualche minuto, una canzone riusciva ad abitare con noi. Oggi i The Cure continuano a esistere, e continueranno a farlo. Ma sapere che una di quelle presenze silenziose non c’è più cambia qualcosa. Non nel suono, che resta inciso, ma nel modo in cui lo ascoltiamo. Con un po’ più di gratitudine. Con un po’ più di nostalgia. Forse il modo migliore per ricordarlo non è parlare troppo, ma riascoltare. Alzare il volume su quei passaggi che non avevamo mai davvero messo a fuoco. E capire, solo adesso, quanto fossero importanti.

Bio
Nato il 3 settembre 1960 a Londra, Bamonte entrò nell’entourage dei The Cure a metà degli anni ’80 come tecnico e assistente prima di diventare membro ufficiale nel 1990, dopo l’uscita del tastierista Roger O’Donnell. Nel corso della sua carriera con la band ha suonato tastiere, chitarra, basso a sei corde e altri strumenti, contribuendo a numerosi album fondamentali come Wish (1992), Wild Mood Swings (1996) e Bloodflowers (2000), oltre a partecipare a oltre 400 concerti nel corso di 14 anni. Nella nota diffusa dal gruppo, i membri ricordano Bamonte come un musicista “silenzioso, intenso, intuitivo, costante e immensamente creativo”, fondamentale nell’evoluzione del sound dei The Cure e stimato come “grande amico e compagno di band”. Dopo essere stato allontanato dalla formazione nel 2005, Perry aveva successivamente ritrovato il palco con la band nel 2022 per il tour mondiale Shows Of A Lost World, e la sua ultima apparizione risale al novembre 2024 a Londra. La sua eredità artistica e il suo contributo alla musica rock rimarranno indelebili nella memoria di fan e colleghi.



