Perché a Cosenza la Vigilia si festeggia alle 9: Una curiosità ancora avvolta da leggenda e mistero
È una leggenda, certo. Ma è anche un modo per sentirsi parte di una storia più grande. E forse è per questo che, a Cosenza, la Vigilia alle 9 non è solo una tradizione: è un segno di appartenenza.
Perché a Cosenza la Vigilia si festeggia alle 9: Una curiosità ancora avvolta da leggenda e mistero
di Susanna Camoli
Chi è cresciuto a Cosenza lo sa, quando arriva la Vigilia, qui non si aspetta la mezzanotte. Si festeggia alle 21,00. Crescendo me lo sono domandata: Perché proprio quell’ora? Perché noi sì e altrove no? La risposta non è scritta nei libri di storia, ma vive nei racconti tramandati, nelle chiacchiere dei nonni, nelle leggende che fanno parte dell’anima della città.
Mi hanno sempre raccontato che, tanti secoli fa, Cosenza era una città che viveva nella paura. Non era sul mare, è vero, ma questo non la rendeva al sicuro. Le invasioni saracene erano una minaccia reale e la notte era il momento più pericoloso. Restare fuori fino a tardi, riunirsi tutti insieme, significava esporsi a un rischio troppo grande. Così, secondo la leggenda, i cosentini fecero una scelta semplice ma intelligente, ovvero anticipare la Vigilia alle 9 di sera. Celebrare prima, pregare prima, stare insieme prima. Poi ognuno a casa, al riparo, con le porte chiuse e lo sguardo attento. Col tempo, il pericolo passò. Le invasioni diventarono solo un ricordo, ma quell’orario rimase. Nessuno lo mise più in discussione. Era diventato parte di noi.
C’è anche chi dice che questa abitudine abbia un significati diversi, come la storiella divertente del vescovo che guardando un orologio a pendolo diede l’ ordine di anticipare il suono delle campane poichè dopo troppe portate durante la cena non vedeva l’ora di andare a dormire. La storia ufficiale e più accreditata ad esempio, è che a causa dell’importanza della cattedrale, il Duomo aveva un privilegio rispetto alle altre chiese e diocesi. Per questa sorta di “diritto di precedenza”, che è storicamente validato per altri avvenimenti da più fonti documentarie, le campane del duomo di Cosenza suonavano, così diceva mia nonna: «“Sona ‘a gloria», prima di tutti e tutti si fermavano per un momento, si annunciava così ai cosentini l’inizio del giorno festa.
Come se la fede, o la festa, fosse già pronta prima, senza rimandare. Oggi ancora, quando arriva la Vigilia e alle 9 tutto è già iniziato, mi piace pensare che non stiamo solo rispettando un orario. Stiamo ripetendo un gesto antico, lo stesso che probabilmente qualcuno fece secoli fa per proteggere la propria famiglia dalle invasioni saracene, la propria città o per qualsiasi altro motivo che ogni cosentino, avendo questa “esclusiva” dovrebbe ricercare.
È una leggenda, e su questa usanza le leggende sono davvero molte! Oggi è diventato anche un modo per sentirsi parte di una storia più grande. E forse è per questo che, a Cosenza, la Vigilia alle 9 non è solo una tradizione: è un segno di appartenenza.



