Riflessioni: Informati su tutto, presenti poco

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Opinioni rapide, pensieri fragili. La complessità ci infastidisce, il silenzio ci spaventa e forse il problema non è la mancanza di verità, ma la mancanza di attenzione.

Opinioni rapide, pensieri fragili. La complessità ci infastidisce, il silenzio ci spaventa e forse il problema non è la mancanza di verità, ma la mancanza di attenzione.

SenzaFili

Riflessioni: Informati su tutto, presenti poco

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Scorriamo guerre tra una pausa caffè e una notifica. Una tragedia dura quanto un reel, una crisi quanto la nostra soglia di attenzione. Poi si passa oltre… sempre!

Siamo informati su tutto, ma coinvolti in niente. L’indignazione è diventata un gesto automatico: si condivide, si commenta, ci si sente dalla parte giusta… per qualche secondo. Subito dopo, il vuoto. Non è cinismo, è assuefazione. Quando ogni giorno è un’emergenza, la coscienza va in “risparmio energetico”. Il filosofo sudcoreano Byung-Chul Han parla di una società stanca, satura, incapace di sostare. L’eccesso di informazione non ci rende più consapevoli, ci rende inermi. Sapere tutto, senza il tempo di capire nulla, è solo un’altra forma di distrazione. Così continuiamo a scorrere, accumuli di notizie, zero responsabilità.

Opinioni rapide, pensieri fragili. La complessità ci infastidisce, il silenzio ci spaventa e forse il problema non è la mancanza di verità, ma la mancanza di attenzione.

In un mondo che corre, fermarsi a capire è scomodo pensare sembra essere superfluo. Ed è proprio per questo che conta, oggi manca la capacità di fermarsi e domandarsi cosa stia accadendo davvero, non sarebbe un male, anzi… eppure ci fanno pensare che sia così mentre il vero male ci travolge e stravolge senza che noi possiamo accorgercene davvero.

Abbiamo disimparato a sostare, a domandare, a dubitare. Ci hanno insegnato a temere il silenzio, mentre il vero male cresce proprio lì: nell’assenza di attenzione, nella rinuncia a capire cosa stia accadendo davvero.

Come disse George Orwell:

«Il pericolo non è che ci dicano cosa pensare, ma che non ci importi più di pensare».

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