Due interventi agli occhi, diabete grave e una visita nel 2027: la vergogna delle liste d’attesa

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Soffre di una grave forma di diabete ed è stato operato due volte per glaucoma. Per una visita oculistica attraverso il servizio sanitario pubblico dovrà attendere fino a dicembre 2027. Una storia che riaccende il dibattito sulle criticità della sanità calabrese.

Due interventi agli occhi, diabete grave e una visita nel 2027: la vergogna delle liste d’attesa

Maggio 2026, ci giunge una storia già sentita ormai da troppo tempo, tra le storie che raccontano meglio la crisi della sanità calabrese e non solo per quanto riguarda la sanità. Ci contatta un paziente affetto da diabete grave, già sottoposto a due interventi chirurgici per glaucoma con sospetto deterioramento della retina per retinopatia diabetica e costretto a convivere con il rischio concreto di un peggioramento della vista.

Nonostante la sua condizione clinica richieda controlli periodici e monitoraggio costante, al momento della prenotazione di una visita oculistica tramite il servizio sanitario pubblico si è visto assegnare una data che lascia increduli: 1 dicembre 2027.

Una prospettiva che appare incompatibile con qualsiasi principio di prevenzione e tutela della salute. Per un paziente diabetico con precedenti interventi agli occhi, attendere oltre un anno e mezzo per una visita specialistica significa convivere nell’incertezza, con il timore che eventuali complicazioni possano aggravarsi senza essere individuate in tempo.

L’alternativa esiste, ma ha un prezzo: rivolgersi a una struttura privata e pagare la visita di tasca propria. Una scelta che però non tutti possono permettersi, soprattutto in un territorio dove molte famiglie devono già affrontare difficoltà economiche e anche tante altre malattie associate.

È proprio qui che emerge una delle contraddizioni più dolorose del sistema sanitario: il diritto alla salute finisce per dipendere dalle possibilità economiche del cittadino. Chi può pagare ottiene una visita in pochi giorni o settimane. Chi non può farlo resta in lista d’attesa, anche quando la propria patologia richiederebbe controlli urgenti.

La domanda che molti cittadini si pongono è semplice: può essere considerato normale che una persona diabetica, operata due volte per glaucoma, debba attendere fino a dicembre 2027 per una visita oculistica? E soprattutto, cosa può accadere alla sua salute durante tutto questo tempo?

Dietro le statistiche sulle liste d’attesa ci sono persone reali, con patologie reali e paure reali. Ed è proprio da casi come questo che emerge il volto più concreto della crisi sanitaria che da anni colpisce la Calabria.

I cittadini tra rinunce e viaggi della speranza

Dietro i numeri esistono storie concrete. Sono quelle dei pazienti costretti ad attendere mesi per una visita specialistica, delle famiglie che affrontano lunghi viaggi per curarsi fuori regione e di chi vive nei territori più isolati, dove raggiungere un ospedale può diventare una corsa contro il tempo.

Molti cittadini percepiscono un progressivo indebolimento del diritto alla salute. Una situazione che alimenta sfiducia nelle istituzioni e un senso di abbandono che emerge frequentemente anche nel dibattito pubblico e nelle discussioni online dedicate alla sanità italiana.

Le accuse e le criticità denunciate

Nel 2025 la situazione sanitaria calabrese è stata oggetto anche di una denuncia indirizzata alle istituzioni europee, nella quale si parlava di gravi inefficienze, difficoltà nell’accesso alle cure e mancato rispetto dei livelli essenziali di assistenza. Le accuse evidenziavano una condizione considerata da alcuni osservatori incompatibile con gli standard che dovrebbero essere garantiti ai cittadini europei.

Parallelamente, diverse associazioni e rappresentanti del mondo sanitario hanno chiesto una riforma profonda del sistema, sostenendo che il semplice controllo dei bilanci non sia sufficiente a garantire servizi efficienti e accessibili.

Quale futuro per la sanità calabrese?

La vera sfida non riguarda soltanto le risorse economiche, ma la capacità di costruire una rete sanitaria moderna, capace di trattenere professionisti qualificati, ridurre le liste d’attesa e garantire cure adeguate anche nei territori più periferici.

Per molti cittadini la questione non è più politica ma esistenziale: poter contare su un sistema sanitario che funzioni quando ce n’è bisogno. Finché questo obiettivo resterà lontano, la sanità calabrese continuerà a essere uno dei simboli più evidenti delle disuguaglianze territoriali presenti nel Paese.

La salute è un diritto costituzionale. In Calabria, per troppi cittadini, continua a sembrare un privilegio.

ph www.senzafili.info

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