CAPORALATO E MINIMO SALARIALE
In Calabria alcuni fatti diventano motivi di cronaca continua, quasi a voler dimostrare il negativo esistente tralasciando o dando poca importanza ,spesso, a fatti che servirebbero meglio a mostrare il vero volto della nostra terra.
CAPORALATO E MINIMO SALARIALE
di Pasquale Iannuzzi
In Calabria alcuni fatti diventano motivi di cronaca continua, quasi a voler dimostrare il negativo esistente tralasciando o dando poca importanza ,spesso, a fatti che servirebbero meglio a mostrare il vero volto della nostra terra.
Sin dagli anni settanta ho ricoperto nel sindacato calabrese, ruoli di rilievo, e ricordo benissimo che già da allora si parlava di CAPORALATO e MINIMO SALARIALE. Fenomeni questi affrontati dal sindacato e politicamente con poca volontà incisiva.
Non tutti sanno che in ogni azienda con più operai, sono previsti gli operai DELEGATI SINDACALI (uno o più di uno, per ogni organizzazione) e i DELEGATI PER ASSOCIAZIONE DI CATEGORIA, tutti godono di permessi e agevolazioni varie. Non credo che in tutti questi anni , tali delegati non si siano mai accorti di pulmini o furgoncini che scaricano e successivamente caricano operai e abbiano segnalato tale fenomeno alle loro organizzazioni o alle varie autorità.
Bisogna ancora precisare che le aziende che non firmano i contratti aziendali con i sindacati di categoria più rappresentativi, non possono godere di molte agevolazioni che in modo sintetico cito:
Accesso ad agevolazioni: Molti sgravi contributivi e bandi di finanziamento sono subordinati al rispetto dei contratti collettivi sottoscritti.
Bonus Giovani: Esonero contributivo del 100% (fino a 500€/mese, 650€/mese al Sud) per 24 mesi per l’assunzione di under 35.
Bonus Donne: Esonero del 100% per 24 mesi (fino a 650€/mese, elevato a 800€ nella ZES unica) .
Sravi contributivi e bonus economici, tra cui l’esonero fino al 100% dei contributi per l’assunzione di giovani under 35 (con tetto maggiorato nel Mezzogiorno) e specifici bandi regionali.
Fermo restando che l’episodio di Amendolara, resta un fatto emblematico, da condannare nel senso più assoluto, ma abbraccia una sfera di riflessioni più ampie e problematica come ad esempio: rapporti frequenti di incomprensione, tra gruppo di amici coabitanti, tanto da far nascere qualche dubbio, ponendo il fenomeno del CAPORALATO come motivo secondario.
Il MINIMO SALARIALE è diventato un circolo vizioso per rimbalzare le varie responsabilità tra i diversi ruoli.
Sia il Caporalato che il minimo salariale sono fenomeni che se si vuole è possibile affrontare e avere subito evidenti risultati.
Basta che il sindacato nello stilare i contratti di lavoro di categoria precisa chiaramente quale sia l’importo minimo e non permetta nei singoli contratti regionali, provinciali e aziendali nessuna modifica.
Cosa identica per il Caporalato prevedendo la non firma dei vari contratti alle aziende che non collaborano o che siano stati segnalati o anche sanzionati da provvedimenti inerenti.
Ricordando, come già detto, se le aziende non sono firmatarie di contratti collettivi di lavoro non possono godere delle agevolazioni previste dalle normativevigenti.