VINITALY IN CALABRIA E IL VINO BALBINO DI ALTOMONTE
I recenti eventi di VINITALY in Calabria, hanno offerto l’occasione di un viaggio alla scoperta dei vini del mediterraneo in suggestive cornice ricche di storia e cultura.
Ma come spesso capita (e credo senza volerlo) ci si dimentica delle origini e degli apprezzamenti che già nel 77 d.C. venivano fatti ad alcuni vini calabresi come il vino BALBINO di Altomonte.
VINITALY IN CALABRIA E IL VINO BALBINO DI ALTOMONTE
di Pasquale Iannuzzi
I recenti eventi di VINITALY in Calabria, hanno offerto l’occasione di un viaggio alla scoperta dei vini del mediterraneo in suggestive cornice ricche di storia e cultura.
Ma come spesso capita (e credo senza volerlo) ci si dimentica delle origini e degli apprezzamenti che già nel 77 d.C. venivano fatti ad alcuni vini calabresi come il vino BALBINO di Altomonte.
Lo scrittore romano Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), nella sua Historia Naturalis, precisamente nel libro XIIII (XIV) al capitolo sesto (Vini Generosi), parla di Balbia riferendosi allo squisito vino “Balbino”, cui fanno riferimento anche Ippia Reggino ed Ateneo.
Il nome di Altomonte nei secoli muta passando dal vecchio nome Balbia a Brahalla e infine Altomonte, ma Plinio il vecchio nel capitolo sesto (vini generosi) si riferiva proprio ai terreni nel comune di Altomonte e zone limitrofe, dove i terreni per natura hanno un colore rossiccio e i vigneti bassi, dove l’uva si raccoglieva quasi in ginocchio.
Sfogliando un manoscritto lasciatomi da mio nonno (uomo di fiducia dei Giacobini), di alcuni oggetti e dai racconti di mio padre cerco di “dare a Cesare quello che è di Cesare”
All’epoca, come già detto, il paese “Balbia” (Altomonte) sorgeva molto più a valle, nei pressi del fiume Esaro. Alla fine dell’800, il Cavaliere Ufficiale della Corona d’Italia Francesco Giacobini (1849-1907) volendo far rivivere nel suo paese la squisitezza dei noti vini Balbini,( raccontati da Plinio il Vecchio) si dedicò alla coltivazione dei suoi vigneti, tramite mano d’opera locale, ed in modo particolare fondò una casa di produzione di vini di lusso, più e più volte premiati in Italia ed all’estero.
Così fece ritornare nel suo paese quel vino che Ateneo (importante scrittore ed erudito greco antico, vissuto tra il II e il III secolo d.C.) disse: “Generosum et admodum austerum, et semper se ipso melius nascitur”
Il Cavaliere morì all’età di 58 anni e il suo successore fu Cirò Luigi Giacobini, che portò avanti l’ azienda fino all’inizio della Prima guerra mondiale, e ne cessò la proprietà a causa della stessa.
Nel manoscritto da me sopra citato, ( conservato con amore ,insieme anche ad oggetti), dove mio nonno (uomo di fiducia) scriveva appunti e si occupava anche di far rispettare le varie fasi, sia della coltivazione dei vigneti, che sulla preparazione dei vini e dei liquori, bellissima è la pagina (copiata integralmente) dove parla delle fasi di coltivazione dei vigneti e dice:
“Occorre che le qualità siano scelte fra i migliori vite produttive, e durante la vegetazione si devono trattare i seguenti metodi per essere sicuri del prodotto ed allontanare la filossera devastatrice.
1° Concimare ogni anno nel mese di marzo tutte le vite con il seppellimento del luppino o pure con concime naturale o artificiale, fare almeno l’irrorazione tre volte durante la primavera con solfato di rame e calce e due solfature.
2° Mantenere nel vigneto la massima pulizia delle erbe.
3° Stare attento che tutti i germogli cresciuti, togliere tutti quelli che sfruttano la pianta, in modo che restano solo quelli fruttiferi e destinati allo sviluppo di dette piante.
4° Correggere le malattie delle foglie distruggendo quei microbi che si vogliono annidare nelle foglie
5– Fare la potatura appena non appena vendemmiato e nel mese di marzo innaffiare la base di sotto, cioè il tronco vicino terre con acqua di luppino bollita e acqua di calce e solfato di rame.
Nel 1889 prima medaglia d’oro conferita dal ministro alla agricoltura industria e commercio (Luigi Miceli nel governo Crispi) per il vino BALBINO e successivamente ne arrivarono altre.
Otto diplomi di medaglie d’oro alle diverse esposizioni nazionali e straniere, ventidue medaglie d’argento e moltissimi attestati.
Importanti sono alcune ricette, come quella del Balbino: “Litri50 vino bianco 13% – Spirito 95 20*50 ……….”
Vino Tokay: ” litri 105 vino bianco 12,5%, zucchero Kg. 15………..”
Ancora tra i distillati ritroviamo: Marsala Vecchio, Malvasia, Greco di Gerace, vino Tokay, Moscato Giacobini, Vermouth Barolo, Amaro di Calabria, Crema di caffè e tanti altri. Già all’epoca vi erano già i fornitori, tanto per citarne uno, Martini Soda e C. con sede a Torino, da cui compravano estratti di anisetta, olio di rhum e bitter. Oggi, più aziende agricole – vinicole cercano di produrre il vino che ha reso famoso il paese, con tentativi più o meno discreti ma non paragonabili all’originale

