La morte di un “Uomo”: Tra vita, arte e passi di danza: Friedrich Nietzsche
Scandagliando in questo lato personale, il filosofo si rivela meno distante di quanto spesso si immagini, e più vicino a noi nella sua tensione continua tra pensiero e vita, tra ragione e passione, almeno per la mia diretta esperienza, la sua conoscenza fu di primo impatto timorosa ma in seguito non è stato possibile dividere il filosofo dall’ uomo.
Il 25 agosto del 1900, dopo una lunga e silenziosa sofferenza, si spense una delle menti più acute, lungimiranti, Friedrich Nietzsche, filosofo, filologo, poeta e scrittore tedesco.
di Susanna Camoli
Per ricordarlo in questo giorno ho voluto rilanciare la sua critica alla cultura moderna, che appare radicata anche in un’esperienza personale di disincanto, critica che se approfondita è più attuale che mai. Nietzsche condanna il conformismo, la superficialità del suo tempo ed è lo stesso uomo che ha visto distruggere, sgretolarsi, un ideale artistico e umano al quale aveva aderito con passione ed immenso entusiasmo. Il legame tra vita e pensiero, tra emozione e teoria, ci permette di cogliere Nietzsche come figura viva, attiva, attraversata da entusiasmi, ferite e rielaborazioni creative che ancora oggi hanno il bisogno di essere riprese, in quanto nella mia stessa esperienza, ogni qualvolta leggo, studio, approfondisco una sua opera, trovo sempre qualcosa di nuovo da cui attingere, qualcosa che sfugge a prima vista, necessità, a mio avviso, ancora troppo attuale per aiutare noi stessi a raggiungere una visione sempre più lucida del mondo, consapevole e critica senza ornamenti superflui.
La filosofia e l’ insegnamento di Friedrich Wilhelm Nietzsche è rimasta in continuo divenire, potrebbe sembrare non esserci novità , ma la novità vuole essere proprio questa, non lasciare come mera “storicità” ciò che invece rappresenta l’ attualità di questo pensatore, il cui pensiero, sempre nuovo allo sguardo attento di un lettore, ha attraversato gli anni fino a giungere agli eventi a noi più vicini.
Guardare a Nietzsche attraverso il suo amore per la musica, ad esempio, significa, riconoscere che la sua filosofia nasce non solo da un’urgenza speculativa, ma da un’esperienza esistenziale e artistica intensa.
In questo senso, il Nietzsche musicista e amante della musica non è un dettaglio biografico da lasciare al margine o citare semplicemente, ma rappresenta il nucleo di una sensibilità che ha saputo fare dell’arte un mezzo di conoscenza e di mutamenti. Probabilmente proprio per tale confluire tra pensiero e passione la sua lezione resta ancora contemporanea, a ricordarci che, per comprendere l’uomo e il mondo, occorre ascoltare non soltanto la voce della ragione, ma anche quella più profonda e segreta dell’ arte, in questo caso la musica e quindi sé stessi.
Da ciò emerge anche il legame profondo con la “volontà di potenza” non come dominio o imposizione, ma come impulso primario alla creazione, al superamento di sé, alla trasformazione continua della vita in arte.
Tale dimensione emerge in modo esemplare nello Zarathustra, dove la scrittura stessa assume un ritmo musicale, come descritto nell’ ultima parte di questo testo, scandito da immagini e cadenze che trascendono il solo discorso argomentativo.
In tal caso la musica non è più soltanto un argomento o metafora, ma una struttura profonda del pensiero. Le parole diventano note, e il messaggio filosofico si fa melodia, regalandoci un’ opera misteriosa e tanto complessa, da leggere e rileggere per trovare sempre nuovi spunti di riflessione, nuove visioni, un’ opera letteraria e poetica unica nel suo genere. Come già specificato diverse volte, voglio così brevemente, restituire un Friedrich Nietzsche che non si esaurisca nella figura del filosofo, ma che si arricchisce nella sua dimensione più umana, intima e fragile.
Scandagliando in questo lato personale, il filosofo si rivela meno distante di quanto spesso si immagini, e più vicino a noi nella sua tensione continua tra pensiero e vita, tra ragione e passione, almeno per la mia diretta esperienza, la sua conoscenza fu di primo impatto timorosa ma in seguito non è stato possibile dividere il filosofo dall’ uomo.
Non è stato possibile non abbracciare e condividere prima di tutto la sua intima sofferenza che permea la sua opera e la sua dovuta importanza nella storia.
Visto sotto questa luce, il filosofo non sembra solo il pensatore radicale che ha rivoltato le fondamenta della filosofia occidentale, ma ne esce un uomo che ha saputo ascoltare, ascoltare il ritmo della musica ed è stato al passo del ritmo dell’ esistenza stessa, lo stesso ritmo che lo ha portato ad oltrepassare i propri limiti, a reinventarsi senza fine ed è proprio questo l’ insegnamento che ho voluto cogliere ed esprimere, sin dalle prime volte che sono venuta a contatto con questo filosofo.
Analizzare le sue pagine, cariche di pulsione creativa e di inquietudine ancora una volta e in modo più approfondito, mi ha permesso di cogliere come per lui la musica non fosse solo arte, ma un linguaggio dell’anima, capace di esprimere ciò che le parole non potevano dire, anche se questa fu una percezione nietzschiana, in quanto le sue parole, i suoi scritti riescono tramite la sua forma insolita, talvolta poetica, metaforica, di aforisma, a trasmettere molto, infatti egli era non solo un geniale filosofo, ma anche un eccellente scrittore.
Grazie a questa prospettiva, si può conoscere sempre meglio, non soltanto il filosofo, ma un uomo che, nella vita, cercava un’eco della propria interiorità e una via di salvezza dal peso spesso insostenibile del pensiero.
Studiare questo intreccio, mettendo a confronto quasi tutte le opere per trovare il filo conduttore tra la sua opera e la sua esistenza, quanto vi era di nascosto tra le sue “lacrime” diventate parole spesso pesanti come macigni, mi ha arricchita profondamente, mi ha ricordato che la conoscenza, per essere viva, deve nutrirsi anche e soprattutto di emozione e sensibilità per non restare vuota o mera critica di eventi o racconti storici.
È con questa consapevolezza che desidero ricordarlo: nella convinzione che, come per Nietzsche, anche per noi tutta l’ arte, pensiamo al cinema, anche oggi purtroppo compromessa, possa restare un rifugio e una rivelazione in questi tempi sempre più bui e si possano ancora trovarne forme pure definite dallo scopo di cui Nietzsche ci ha tanto parlato, un ponte tra ragione e vita, con la speranza che il lavoro svolto abbia un minimo raggiunto il suo obbiettivo, attraversare Nietzsche e lasciare porte aperte sulla sua filosofia, perché ancora ha tanto da darci e dirci per chi ha “orecchi” adatti all’ ascolto.

