Riflessioni: Mentre l’ Italia dibatteva tra ambiguità e tatticismi, altri Paesi europei hanno preso distanze da Trump

0

Se la politica estera è complessa, non lo è soltanto per il nostro Paese. Eppure, mentre l’Italia si dibatteva tra ambiguità e tatticismi, altri Paesi europei — la Spagna in testa — hanno saputo prendere le distanze da Trump fin dal primo giorno.

Riflessioni: Mentre l’ Italia dibatteva tra ambiguità e tatticismi, altri Paesi europei hanno preso distanze da Trump

nota di Felice Antonio Vecchione, Movimento “Italia Insieme”

Se la politica estera è complessa, non lo è soltanto per il nostro Paese. Eppure, mentre l’Italia si dibatteva tra ambiguità e tatticismi, altri Paesi europei — la Spagna in testa — hanno saputo prendere le distanze da Trump fin dal primo giorno.

Non per caso, non per fortuna: per lucidità politica. Hanno intuito subito chi fosse davvero Donald Trump. Hanno capito che la sua personalità imprevedibile, il suo approccio transazionale, la sua totale mancanza di fedeltà agli alleati richiedevano prudenza, non entusiasmo. E così hanno agito: con cautela, senza illudersi di poter diventare “i preferiti”, senza inseguire un ruolo da protagonisti che nessuno aveva chiesto loro di recitare. Noi no. Noi abbiamo scelto la strada opposta. Abbiamo corteggiato, lusingato, assecondato. Abbiamo creduto — o fatto finta di credere — che bastasse mostrare fedeltà incondizionata per guadagnarsi un posto speciale al tavolo delle grandi potenze. Abbiamo inseguito il sogno di essere “il ponte tra USA e UE”, come se Trump avesse bisogno di ponti invece che di sudditi.

E infatti, lo stesso Steve Bannon ha dichiarato senza mezzi termini che Meloni non è mai stata la pontiera tra Stati Uniti e Unione Europea. Niente ponte. Niente ruolo speciale. Solo illusioni. Protagonismo? Narcisismo? Ricerca di consensi interni attraverso la visibilità internazionale? Forse tutte e tre le cose insieme. Ma qualunque sia stata la motivazione, gli errori si pagano. E il problema — il vero, drammatico problema — è che non li paga chi li ha commessi. Li paghiamo noi. Tutti gli italiani. Perché quando sbagli in politica estera, le conseguenze non ricadono su di te. Ricadono sulle imprese che perdono mercati, sui lavoratori che perdono posti di lavoro, sui cittadini che vedono aumentare i costi dell’energia, sui giovani che vedono ridursi le opportunità. Ricadono su chi non ha scelto quella strategia, su chi non ha applaudito a quella sudditanza, su chi magari ha anche criticato — ma che comunque ne subisce le conseguenze.

Ed ecco il paradosso insopportabile: Si pretende, giustamente, che i giudici rispondano personalmente dei loro errori commessi verso ciascun imputato. Se un magistrato sbaglia, se condanna un innocente o assolve un colpevole per negligenza, deve risponderne. Deve pagare. Deve essere chiamato a rendere conto. Ma chi governa? Chi prende decisioni che impattano su 60 milioni di persone? Nessuna responsabilità personale. Nessun prezzo da pagare. Al massimo, qualche punto percentuale in meno nei sondaggi. Forse una sconfitta elettorale tra qualche anno. Ma niente che somigli davvero a una responsabilità concreta, immediata, personale per gli errori commessi. E così, mentre i cittadini pagano il conto di scelte sbagliate, chi le ha prese continua a governare, a parlare, a giustificarsi. Senza conseguenze. Senza risposte. Senza giustizia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *